Un alto organizzatore della flottiglia promossa da attivisti vicini a Greta Thunberg e diretta verso Gaza è stato accusato di cattiva condotta sessuale, innescando un’ondata di polemiche che rischia di oscurare l’intera iniziativa. L’uomo, figura centrale nella logistica e nella comunicazione del progetto, è stato segnalato da più volontarie che hanno denunciato comportamenti inappropriati durante le fasi preparatorie della missione. Le accuse, rese pubbliche attraverso una lettera interna poi circolata sui social, hanno immediatamente attirato l’attenzione dei media internazionali.
Gli organizzatori della flottiglia hanno confermato l’apertura di un’indagine interna e la sospensione dell’uomo da ogni incarico operativo, sottolineando che “qualsiasi forma di abuso è incompatibile con i valori del movimento”. Il gruppo ha ribadito che la missione, pensata per denunciare la situazione umanitaria a Gaza, non deve essere associata a comportamenti che tradiscono la fiducia dei partecipanti. Greta Thunberg, pur non essendo direttamente coinvolta nella gestione della flottiglia, è stata chiamata in causa da alcuni commentatori, spingendo il suo entourage a precisare che la giovane attivista non aveva alcun ruolo organizzativo nell’iniziativa.
Le autorità del Paese in cui sarebbero avvenuti i fatti non hanno ancora confermato l’apertura di un’indagine formale, ma diverse associazioni per la tutela delle vittime hanno chiesto che le denunce vengano esaminate con la massima serietà. Nel frattempo, alcuni partecipanti hanno espresso timore che lo scandalo possa compromettere la credibilità della missione, mentre altri insistono sulla necessità di mantenere alta l’attenzione sulla causa umanitaria. L’episodio mette in luce le fragilità interne dei movimenti internazionali basati sul volontariato e sulla mobilitazione rapida, dove la mancanza di strutture formali può rendere più difficile prevenire e gestire comportamenti scorretti.





