L’Arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, ha espresso una solidarietà piena e convinta a Papa Leone XIV, sostenendo il suo appello alla pace in Iran in un momento in cui la tensione regionale rischia di sfociare in un nuovo conflitto. In una dichiarazione diffusa dalla sede primaziale anglicana, il leader della Comunione anglicana ha elogiato il pontefice per “la chiarezza morale e la fermezza spirituale” con cui ha invitato la comunità internazionale a privilegiare il dialogo rispetto alla logica della forza. Il sostegno di Canterbury arriva mentre la crisi iraniana si aggrava, con scambi di accuse tra Teheran e le potenze occidentali e un clima di crescente incertezza nelle capitali europee.
L’intervento dell’Arcivescovo, accolto con favore anche da diversi osservatori diplomatici, rappresenta un raro momento di sintonia tra le due massime autorità cristiane, che negli ultimi anni hanno intensificato i contatti su temi globali come migrazioni, tutela dei diritti umani e cambiamento climatico. Secondo fonti vicine alla Chiesa d’Inghilterra, non si esclude un incontro tra i due leader religiosi per coordinare iniziative comuni di sensibilizzazione, con l’obiettivo di mobilitare le comunità cristiane e interreligiose in favore di una de-escalation immediata.
L’idea sarebbe quella di promuovere una piattaforma ecumenica capace di parlare ai governi ma anche alle popolazioni coinvolte, ricordando che la pace non è solo un obiettivo politico, ma un imperativo etico condiviso. In un contesto internazionale segnato da diffidenze e rivalità, la convergenza tra Canterbury e Roma assume un valore simbolico che va oltre il perimetro religioso. È un richiamo alla responsabilità collettiva, un invito a non cedere alla fatalità del conflitto e a credere ancora nella diplomazia come strumento di speranza.





