Migliaia di persone hanno partecipato alla “Marcia dei Vivi” ad Auschwitz, in Polonia, per commemorare le vittime dell’Olocausto e riaffermare il valore universale della memoria. L’iniziativa, che ogni anno riunisce sopravvissuti, studenti, leader religiosi e rappresentanti di decine di Paesi, ha attraversato il tragitto simbolico tra il campo di Auschwitz e quello di Birkenau, dove si consumò una delle pagine più tragiche della storia del Novecento. Tra i partecipanti, anche delegazioni israeliane e europee, che hanno portato bandiere e fotografie dei deportati, in un silenzio interrotto solo dal suono dei passi e dalle preghiere. La marcia di quest’anno assume un significato particolare in un contesto globale segnato da tensioni e da un aumento dei discorsi d’odio.
Gli organizzatori hanno sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria in un’epoca in cui la disinformazione e la negazione dei crimini nazisti riemergono con forza. “Ricordare non è solo un dovere verso il passato, ma una responsabilità verso il futuro”, ha dichiarato uno dei sopravvissuti presenti, invitando le nuove generazioni a difendere i valori di tolleranza e dignità umana. Le autorità polacche hanno garantito la sicurezza dell’evento e ribadito il ruolo della Polonia come custode dei luoghi della memoria. La partecipazione di giovani provenienti da tutto il mondo ha conferito alla marcia un tono di speranza e continuità, trasformando il ricordo in un impegno collettivo contro ogni forma di antisemitismo e razzismo. In un momento storico in cui la guerra e l’intolleranza tornano a minacciare l’Europa, la “Marcia dei Vivi” ricorda che la memoria non è un rito, ma un atto di resistenza morale.





