domenica, 28 Novembre, 2021
Lavoro

Urgente regolarizzare il lavoro nero

“L’emergenza sanitaria rischia di creare nuove guerre tra poveri e rappresenta una minaccia reale per tutti, ancora di più per i braccianti stranieri: non lasciamo che siano gli ultimi tra gli ultimi”. È uno dei passaggi più significativi della lettera del segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, inviata oggi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Tra le proposte del sindacato agroalimentare, una regolarizzazione per far emergere il lavoro nero, “per riconoscere diritti e doveri ai tanti immigrati lasciati ai margini della società, specialmente dopo i decreti sicurezza”.

“Il tema è stato scansato per tanto tempo – scrive Rota – e ora le conseguenze emergono in tutta la loro gravità, tra rischio pandemia, nuove opportunità per i caporali, mancanza di manodopera: fattore, quest’ultimo, che sta emergendo come altamente critico a causa dell’emigrazione, dopo i primi casi riscontrati di Coronavirus, di una massiccia quota di lavoratori di origine straniera”.

“Altra grande contraddizione – riporta la lettera – è quella della nostra normativa sui rifugiati e sui richiedenti asilo: qualche chiarimento legislativo e piccoli interventi di semplificazione consentirebbero a queste persone di poter entrare nel circuito delle politiche attive per il lavoro, rendendo il loro contributo prezioso, ad esempio, in circostanze come quella attuale, in cui il settore primario è in sofferenza proprio nel momento in cui si trova a dover rispondere a un’alta domanda interna di prodotti alimentari indispensabili per tutta la popolazione”.

“Crediamo sia importante agire, dunque – conclude la lettera – per far emergere questa parte di umanità dall’invisibilità e dalla mancata inclusione sociale. E per ribadire che l’ultima cosa di cui ha bisogno la nostra agricoltura sono i voucher, che rischiano di tornare in auge nel dibattito parlamentare: nel settore hanno già dimostrato tutto il loro fallimento, la loro inutilità, la loro capacità di precarizzare ulteriormente il lavoro”.

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