giovedì, 20 Febbraio, 2020
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Intesa Wwf-Cima per tutela Mediterraneo e cetacei

Celebrare e proteggere i giganti del Mediterraneo nella Giornata mondiale delle Balene, in particolare quelle che vivono nel Santuario Pelagos ancora minacciate da inquinamento da plastica, acustico e traffico marittimo.

Balenottere comuni, capodogli, globicefali, delfini, tursiopi, stenelle e il meno conosciuto zifio popolano il Santuario Pelagos, in vigore dal 2002 grazie a un accordo sottoscritto da Francia, Italia e Principato di Monaco. Per proteggere questi giganti del mare -e i più piccoli delfini- è nata una nuova collaborazione tra Fondazione CIMA e WWF, enti entrambi impegnati da anni nella difesa della biodiversità: il Protocollo d’Intesa annunciato oggi prevede il sostegno reciproco dei programmi per la tutela del mediterraneo e per la sostenibilità delle attività antropiche tra cui, in particolare whale watching e traffico marittimo.

Balene e delfini rappresentano, infatti, una ricchezza non solo in termini di biodiversità, ma attraggono un pubblico sempre più nutrito di whale-watchers. È importante quindi non solo promuovere l’interesse per la biodiversità marina in generale, ma garantire che vengano rispettate le regole per non creare disturbo agli animali durante l’osservazione, come ad esempio, l’attuazione del Codice di condotta per l’osservazione dei cetacei nel Mediterraneo – di ACCOBAMS e Pelagos.

A questo scopo, nell’ambito del progetto europeo Interreg Marittimo EcoSTRIM, la Fondazione CIMA si occupa d’implementare la certificazione High Quality Whale Watching sviluppata dai segretariati di ACCOBAMS e Pelagos.

“In Italia, il whale watching è nato in Liguria all’inizio degli anni ’90. In pochi anni l’attività si è sviluppata velocemente, arrivando a poter essere considerata una vera e propria attrazione per la regione. Negli ultimi anni, inoltre, la sua diffusione ha interessato praticamente tutte le regioni italiane che si affacciano sul mare, incluse alcune realtà presenti in Adriatico.

Un censimento da noi effettuato ha contato circa 40 operatori dislocati nel territorio italiano, un numero probabilmente sottostimato – spiega Aure’lie Moulins, ricercatrice dell’ambito Ecosistemi Marini della Fondazione CIMA -. Il whale watching puo’ essere praticato in diversi modi: escursioni giornaliere su motonavi o in gommone e anche settimane vacanza in barca a vela.

Per questo è difficile dare dei numeri sulla quantità di partecipanti. Inoltre, a oggi non esiste un ‘regime’ legislativo a riguardo. Ecco perché, da qualche anno, il segretariato ACCOBAMS ha registrato il marchio High Quality Whale Watching®, sviluppato in collaborazione con il segretariato Pelagos: il marchio certifica gli operatori che s’impegnano a effettuare l’attività seguendo precisi criteri di sostenibilità e il Codice di condotta per l’osservazione dei cetacei nel Mediterraneo. A febbraio inizierà il secondo corso per la certificazione, tenuto da Fondazione CIMA nell’ambito del progetto EcoSTRIM”.

Altro importante punto d’incontro per le attività del WWF Italia e della Fondazione CIMA è quello legato alla riduzione del rischio di collisione tra le grandi navi e i cetacei. Come partner del progetto Interreg Marittimo SICOMAR plus, infatti, la Fondazione porta avanti attività di ricerca e monitoraggio che hanno lo scopo d’identificare le zone ad alto rischio, dove le rotte di navigazione incrociano gli hot spot della presenza di balenottere e capodogli. Insieme, i due enti saranno impegnati a organizzare iniziative educative e formative che mirino a salvaguardare le specie, e a promuovere le tecnologie disponibili in grado di ridurre le collisioni con i cetacei.

“La conservazione dei cetacei nei mari del mondo dipende da una serie di importanti fattori, tra cui la nostra capacita’ e volontà di mitigare l’impatto del traffico marittimo e ridurre l’inquinamento acustico – spiega Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia -. Con un tasso di crescita del 3-4% l’anno, il traffico marittimo nel Mediterraneo è quasi raddoppiato dal 2002 e continuerà ad aumentare. Un impatto non sostenibile che concentra in uno specchio d’acqua il 19% del traffico mondiale e che, allo stesso tempo, ospita il 7,5% di tutte le specie marine del pianeta”. (Italpress)

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