martedì, 27 Febbraio, 2024
Società

Stretta del Governo su immigrazione, violenza di genere e baby gang

Misure di prevenzione più stringenti contro la violenza sulle donne, un nuovo codice per le Ong che effettuano salvataggi nel Mediterraneo e contrasto serrato al fenomeno delle baby gang. Sono questi i temi su cui lavora il Governo e che potrebbero portare a uno o più decreti sicurezza.

Riguardo all’immigrazione clandestina, una delle ipotesi su cui lavora il Viminale è che le organizzazioni umanitarie potranno compiere un unico salvataggio, informando immediatamente le autorità e chiedendo l’approdo in un porto sicuro. Per rendere effettiva questa disposizione sarebbero anche vietati i trasbordi tra un’imbarcazione e l’altra. Ai migranti a bordo dovrà poi essere chiesto se intendano presentare domanda di protezione internazionale, affinché sia il Paese di bandiera della nave a farsene carico. A fronte di queste disposizioni stringenti sono anche previste sanzioni e sequestri amministrativi.

Il pacchetto sulla violenza di genere andrà a integrare il Codice Rosso e le ipotesi al vaglio riprendono in parte il pacchetto messo a punto lo scorso anno dalle ministre Marta Cartabia e Luciana Lamorgese. La fine della legislatura ha interrotto il cammino di quel disegno di legge, che prevedeva tra le altre cose l’arresto obbligatorio in alcuni casi anche senza la flagranza, il carcere per chi manomette il braccialetto elettronico e l’ampliamento dello strumento dell’ammonimento del questore per gli stalker. I numeri sui femminicidi sono quelli di una emergenza prolungata: 121 donne uccise dall’inzio dell’anno, di cui 99 in ambito familiare.

Tra le ipotesi allo studio anche il daspo per i minorenni, per arginare le incursioni delle baby gang. Il provvedimento impedirebbe di frequentare alcune aree, locali pubblici e zone della movida. Dal momento che una componente frequente sono chat e social, che servono per organizzare il branco e anche come palcoscenico, come emerge da una recente ricerca del centro Transcrime dell’Università Cattolica, del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e quello per la Giustizia Minorile, si valuta anche il divieto di utilizzo del cellulare.

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