La Svizzera si prepara a un voto ad altissima tensione: domenica gli elettori decideranno se introdurre un tetto massimo alla popolazione, fermandola sotto i 10 milioni entro il 2050. L’iniziativa, lanciata dall’SVP, la destra nazional-conservatrice, punta a ridurre drasticamente l’immigrazione in un Paese dove oltre un quarto dei residenti è straniero. Un obiettivo che, secondo governo, parlamento e mondo economico, rischia di generare “caos” e di compromettere i rapporti con l’Unione Europea, principale partner commerciale di Berna. L’ultimo sondaggio gfs.bern dà il “No” al 52%, ma gli analisti avvertono che l’attacco terroristico del 28 maggio vicino a Zurigo potrebbe mobilitare parte dell’elettorato favorevole alla stretta.
L’SVP attribuisce all’“immigrazione di massa” problemi come affitti in aumento, infrastrutture sotto pressione e congestione del traffico. Gli oppositori parlano invece di un’iniziativa “del caos”, temendo gravi ripercussioni sulla manodopera e sull’accesso al mercato europeo. Il settore sanitario, dove quasi metà dei medici è straniera, avverte che l’assistenza potrebbe peggiorare e che il “rischio di mortalità” aumenterebbe. Il nodo più delicato riguarda l’accordo sulla libera circolazione con l’UE: se la popolazione superasse i 10 milioni, la Svizzera sarebbe obbligata a uscirne, innescando la clausola “ghigliottina” che farebbe cadere anche altri accordi chiave. Il ministro della Giustizia Beat Jans ha parlato di una possibile “Brexit svizzera”, avvertendo che il Paese rischierebbe l’isolamento. Ma nelle campagne rurali il sostegno all’iniziativa resta forte: agricoltori e allevatori denunciano un’edilizia fuori controllo e temono di non riuscire più a proteggere i terreni agricoli. Il voto di domenica si annuncia come uno dei più divisivi degli ultimi anni, con la posta in gioco che va ben oltre la questione demografica.





