martedì, 18 Gennaio, 2022
Agroalimentare

Coldiretti: prezzi materie prime inarrestabili. Imprese costrette a svendere i prodotti per fronteggiare i costi

Oli vegetali, zucchero e cereali, sono gli alimenti in testa alla corsa dei rincari. Colpa dei costi di produzione favoriti dai prezzi dell’energia. “Le quotazioni delle materie prime alimentari hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da oltre dieci anni”, spiega la Coldiretti illustrando un fenomeno che avrà un impatto su tutte le filiere agro alimentari. L’ennesimo segnale arriva dal balzo dell’inflazione nella zona Ocse ai massimi dal 1997, sulla base dell’Indice Fao a novembre 2021.

“Si tratta”, sottolinea la Coldiretti, “del valore massimo dal giugno 2011 per effetto di un incremento del 27,3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno con l’indice Fao che è salito al valore di 134,4 punti”.

La corsa dei prezzi

A tirare la volata sono i prezzi internazionali dei cereali cresciuti del 23,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i lattiero caseari salgono del 19%, lo zucchero aumenta di oltre il 40% ed i grassi vegetali sono balzati addirittura del 51,4% rispetto all’anno scorso. “Con la pandemia da Covid”, continua la Coldiretti, “si è aperto uno scenario di, accaparramenti, speculazioni e incertezza per gli effetti dei cambiamenti climatici che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione”.

Doppio cortocircuito

L’emergenza Covid, secondo la Confederazione, sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime anche nel settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini.
“In un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori”, evidenzia la Coldiretti, “ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri”.

Svendite dei prodotti

La ricetta della Coldiretti è quella che nell’immediato occorre garantire la sostenibilità finanziaria delle aziende e delle stalle.
“Affinché i prezzi riconosciuti ad agricoltori ed allevatori non scendano sotto i costi di produzioni in forte aumento per effetto dei rincari delle materie prime anche alla base dell’alimentazione degli animali. Il balzo dei beni energetici si trasferisce infatti a valanga sui bilanci delle imprese agricole strozzate da aumenti dei costi non compensati da prezzi di vendita adeguati. Molte imprese agricole in Italia” denuncia la Coldiretti, “stanno vendendo sottocosto anche per effetto di pratiche sleali che scaricano sull’anello più debole della filiera gli oneri delle promozioni commerciali. Con l’avvio delle operazioni colturali gli agricoltori”, piega la Coldiretti, “sono stati costretti ad affrontare rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione”.

Patto agricoltura e industria

L’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%. Non si sottraggono ai rincari anche i fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio che subiscono anch’essi una forte impennata (+60%). “Serve”, conclude la Coldiretti, “responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle”.

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