Donald Trump e Benjamin Netanyahu riaffermano la solidità dell’alleanza tra Stati Uniti e Israele, ma il loro incontro alla Casa Bianca non chiarisce quale sarà la prossima mossa nella guerra contro l’Iran. Il colloquio, durato circa un’ora e mezza e concluso senza una conferenza stampa, è stato il primo faccia a faccia tra i due leader dall’inizio dell’offensiva congiunta contro Teheran, il 28 febbraio.
“È stato uno dei migliori incontri che abbiamo avuto”, ha dichiarato Netanyahu a Fox News. Secondo il premier israeliano, quanti cercavano “crepe” nei rapporti bilaterali si sono trovati davanti “un muro di granito”. L’obiettivo condiviso, ha aggiunto, è impedire che “il regime fanatico di Teheran” possa dotarsi di armi nucleari e minacciare Israele, gli Stati Uniti e la pace mondiale: un risultato da raggiungere “attraverso mezzi diplomatici o altri mezzi”.
Trump si è limitato a definire il colloquio “ottimo”, spiegando sui social che sono stati affrontati “molti temi importanti”. La Casa Bianca ha parlato di un confronto “positivo e produttivo”, ma non ha fornito dettagli sugli eventuali accordi raggiunti.
L’incontro si è svolto mentre la breve tregua regionale veniva travolta da una nuova escalation. La ripresa degli attacchi rafforza la linea sostenuta da Netanyahu, ma rende anche più urgente il tentativo di Trump di trovare una via diplomatica. Dietro il proclamato “muro di granito”, la questione decisiva resta dunque irrisolta: proseguire la guerra fino a indebolire definitivamente Teheran o fermare le operazioni in cambio di un accordo sul nucleare e sulla sicurezza del Golfo.
Diplomazia o nuovi attacchi
Dietro le dichiarazioni concilianti restano quindi differenze sulla gestione del conflitto. Trump continua a sostenere la possibilità di un’intesa con Teheran e, prima dell’incontro, aveva riferito di “buoni colloqui” in corso. Il Presidente ha però ribadito che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti sono pronti a colpire nuovamente siti nucleari, ponti e centrali elettriche iraniane.
Netanyahu punta invece a mantenere alta la pressione militare e avrebbe portato a Washington informazioni sulle attività iraniane nel sito nucleare sotterraneo noto come Pickaxe Mountain. Trump ha reagito con irritazione alla diffusione anticipata di questi dettagli, sostenendo che l’intelligence americana conosce già la struttura e lasciando intendere di non volere che Israele condizioni le decisioni statunitensi.
Nel colloquio sarebbero stati affrontati anche il futuro delle operazioni in Libano e a Gaza e la possibile estensione degli Accordi di Abramo. Netanyahu, atteso dalle elezioni israeliane di ottobre, cerca il sostegno politico del Presidente americano; Trump vuole invece evitare che la guerra, sempre più costosa e impopolare negli Stati Uniti, comprometta i tentativi di accordo con l’Iran e di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita.





