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Volodymyr Zelensky, Presidente Ucraina

Zelensky chiede agli Usa 300 missili Patriot entro l’inverno: “Trump concederà le licenze”

presidente ucraino punta alla coproduzione dei missili intercettori con le aziende statunitensi. Kiev cambia strategia e concentra i raid sui componenti cruciali dell’industria energetica russa. Lavrov accusa l’Occidente di voler imporre un “ultimatum” a Mosca
giovedì, 30 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Le scorte ucraine di intercettori sarebbero ormai vicine all’esaurimento e alcuni recenti attacchi balistici contro Kiev non avrebbero incontrato una risposta sufficiente. L’Ucraina, ha spiegato Zelensky, dispone di droni capaci di abbattere velivoli senza pilota russi e iraniani, ma continua ad avere bisogno dei sistemi occidentali per contrastare i missili balistici. Per questo, nel suo incontro alla Casa Bianca con Donald Trump,Volodymyr Zelensky ha chiesto agli Stati Uniti un “pacchetto invernale” d’emergenza comprendente 300 intercettori Patriot, necessari per proteggere le infrastrutture energetiche ucraine dai bombardamenti russi.

Trump aveva già annunciato l’8 luglio, durante il vertice Nato di Ankara, la disponibilità a concedere all’Ucraina le licenze per costruire i Patriot. Restano però da definire finanziamento, capacità industriale e tempi effettivi della produzione. “Il presidente ha accettato di concederci queste licenze”, ha affermato Zelensky a Fox News, definendo “ottimo” il colloquio nello Studio Ovale. Trump ha parlato a sua volta di un incontro “andato molto bene”, senza però annunciare accordi concreti.

Il leader ucraino ha successivamente incontrato i rappresentanti di Lockheed Martin e Raytheon, aziende coinvolte nella produzione dei sistemi Patriot, per discutere una possibile coproduzione e lo scambio di tecnologie. “Spero che riusciremo ad avviare una coproduzione”, ha detto Zelensky. Secondo Axios, tuttavia, anche dopo il rilascio delle licenze sarebbero necessari da uno a cinque anni per produrre grandi quantità di intercettori. Una tempistica incompatibile con l’urgenza indicata da Kiev: “Ne abbiamo bisogno ieri”, ha osservato il presidente.

Strategia di Kiev

Mentre Zelensky era negli Stati Uniti, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi in profondità contro il territorio russo, colpendo le raffinerie di Rjazan e Perm, due impianti con una capacità complessiva stimata in circa 220 milioni di barili l’anno, oltre ad altri obiettivi militari e logistici sul territorio russo. “La Russia deve rendersi conto che ogni giorno di questa guerra avrà per lei un costo sempre maggiore”, ha dichiarato Zelensky. Il nuovo ministro della Difesa Yevhenii Khmara e il comandante in capo Mykhailo Drapatyi stanno pianificando, secondo Kiev, di “spostare la guerra, per quanto possibile, sul territorio dell’aggressore”. La strategia considera il sistema energetico russo come una rete interconnessa, nella quale un attacco limitato contro un nodo essenziale può provocare conseguenze molto più ampie.

Secondo il Financial Times, l’esercito ucraino ha modificato la propria campagna di droni a lungo raggio, passando dai bombardamenti su vasta scala contro raffinerie e depositi a operazioni più selettive contro componenti critici, costosi e difficili da sostituire. Ingegneri ed esperti del settore energetico indicherebbero agli operatori le condutture, le sottostazioni e le apparecchiature la cui distruzione può bloccare un intero impianto. Alcune strutture vengono colpite nuovamente prima della conclusione delle riparazioni, per impedirne la riattivazione.

Vittime civili

Intanto, proseguono i bombardamenti russi sulle città ucraine. Nel Donetsk quattro persone sono state uccise e 18 ferite negli attacchi delle ultime ore. Secondo la missione delle Nazioni Unite, nei primi sei mesi del 2026 la guerra ha causato in Ucraina almeno 1.396 morti e 7.978 feriti tra i civili, con un aumento superiore a un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dovuto anche alla crescente diffusione degli attacchi con droni.

Lavrov: “È un ultimatum”

Sul fronte diplomatico resta allo studio una visita a Kiev di Steve Witkoff e Jared Kushner, nel tentativo di riattivare negoziati ormai fermi. Mosca, tuttavia, respinge le condizioni prospettate dall’Occidente per avviare un confronto. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha definito un “ultimatum” la proposta di dichiarare prima una tregua, dispiegare una forza multinazionale guidata da Francia e Regno Unito e soltanto dopo aprire negoziati tra Vladimir Putin, Zelensky, Washington e i Paesi europei.

Gli anglosassoni stanno conducendo una guerra contro di noi attraverso l’Ucraina”, ha affermato Lavrov, accusando l’Occidente di fornire a Kiev sistemi d’arma sempre più avanzati e di puntare nuovamente a una “sconfitta strategica” della Russia. Secondo il capo della diplomazia di Mosca, alcuni Paesi europei sosterrebbero inoltre gruppi di oppositori russi con l’obiettivo di “dividere la Federazione Russa”.

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