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Cambiamento climatico, il caldo ridisegna le vacanze degli italiani: a rischio 3,7 milioni di pernottamenti

sabato, 24 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Il cambiamento climatico sta ridisegnando il calendario delle vacanze degli italiani, modificando la durata dei soggiorni e la distribuzione delle presenze turistiche nel corso dell’anno. Le temperature sempre più elevate penalizzano soprattutto le destinazioni balneari, mentre le località montane risultano meno esposte agli effetti del caldo. A beneficiare del nuovo scenario sono invece i mesi primaverili e autunnali, favoriti da condizioni climatiche più miti. È quanto emerge dal rapporto «L’impatto del clima sul turismo italiano. Presenze, spesa e stagionalità. Analisi 1990-2036», realizzato dall’Istituto Demoskopika, che analizza gli effetti del riscaldamento climatico sui flussi turistici nazionali e sulle prospettive del settore.

Negli ultimi trent’anni, le giornate caratterizzate da caldo eccessivo nelle destinazioni turistiche italiane sono aumentate di oltre due terzi, passando da 18 a 30 per estate. Una tendenza destinata a proseguire: secondo le proiezioni, entro il 2036 potrebbero raggiungere quota 35. L’analisi di Demoskopika si basa sull’incrocio di oltre trent’anni di dati Istat relativi ai flussi turistici con più di 3 miliardi di rilevazioni climatiche Copernicus. Lo studio prende in considerazione tutti i 7.896 comuni italiani e 103 località turistiche che, nei mesi di luglio e agosto 2024, hanno concentrato oltre il 40% delle presenze turistiche nazionali.

Fino a 3,7 milioni di pernottamenti estivi a rischio

Le conseguenze del caldo potrebbero essere rilevanti anche sul piano economico. Secondo le stime del rapporto, l’aumento delle temperature estive potrebbe determinare fino a 3,7 milioni di pernottamenti mancati ogni anno, compensati soltanto in parte da circa 900 mila presenze aggiuntive nei mesi di primavera e autunno. Il saldo complessivo potrebbe quindi raggiungere i 2,8 milioni di pernottamenti in meno, con una riduzione della spesa turistica diretta stimata fino a 214 milioni di euro.

Si tratta, però, di scenari di massimo impatto rispetto a un’estate senza l’aumento del caldo, e non di perdite già registrate. Le proiezioni delineano il possibile effetto delle temperature elevate sulla domanda turistica e sulla distribuzione dei soggiorni durante l’anno.

Gli italiani riducono la durata delle vacanze

A risentire maggiormente del fenomeno è il turismo domestico. Quasi otto pernottamenti mancati su dieci, pari a 2,9 milioni di notti, riguarderebbero infatti i viaggiatori italiani. Il caldo non sembra tradursi necessariamente in una rinuncia alla partenza, quanto piuttosto in una riduzione della durata delle vacanze. Gli italiani continuano a viaggiare, ma tendono a soggiornare meno a lungo nelle destinazioni scelte.

Più contenuto e incerto, invece, l’impatto sui turisti stranieri, per i quali si stimano fino a 800 mila pernottamenti a rischio. Una differenza legata anche alle modalità di organizzazione dei viaggi, con i visitatori internazionali che generalmente effettuano le prenotazioni con maggiore anticipo.

Luglio e agosto perdono peso

Il cambiamento delle abitudini turistiche emerge anche dall’evoluzione della stagionalità. La quota dei pernottamenti degli italiani concentrata nei mesi di luglio e agosto è diminuita dal 45,6% al 39,7%, segnalando una progressiva redistribuzione delle presenze nel corso dell’anno. Parallelamente, si è ridotta in maniera significativa anche la permanenza media estiva dei turisti italiani, passata da 7,3 a 4,6 notti. Gli effetti dell’aumento delle temperature non si distribuiscono in modo uniforme sul territorio nazionale. Le destinazioni balneari del Mezzogiorno risultano particolarmente vulnerabili, sia per l’esposizione al caldo estivo sia per la minore capacità di recuperare nei mesi primaverili e autunnali i pernottamenti potenzialmente perduti.

Secondo Demoskopika, nei sistemi turistici del Sud le presenze aggiuntive nelle stagioni intermedie compenserebbero appena il 14% dei pernottamenti estivi a rischio.

La situazione appare decisamente diversa per le città d’arte e le località montane, dove la capacità di compensazione arriverebbe al 71%. In queste destinazioni, quindi, lo spostamento di parte dei flussi verso primavera e autunno potrebbe attenuare sensibilmente gli effetti negativi del caldo estivo.

Calabria, Puglia ed Emilia-Romagna le regioni più vulnerabili

Per misurare l’esposizione dei territori, l’Istituto Demoskopika ha elaborato un indice di vulnerabilità turistica al caldo, costruito su una scala da 0 a 100. L’indicatore combina quattro fattori: la concentrazione delle presenze nei mesi estivi, il numero di giornate di caldo eccessivo, la frequenza delle notti tropicali e il riscaldamento atteso entro il 2036. In cima alla classifica delle regioni maggiormente vulnerabili figurano Calabria, Puglia ed Emilia-Romagna, territori nei quali il turismo estivo risulta particolarmente esposto agli effetti delle alte temperature.

Sul versante opposto si collocano Piemonte, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, che presentano i livelli più contenuti di vulnerabilità secondo l’indice elaborato dai ricercatori.

Entro il 2036 fino a 5,2 milioni di notti estive a rischio

Le prospettive delineate dal rapporto indicano un possibile ulteriore aggravamento del fenomeno nei prossimi anni. Entro il 2036, a parità di flussi turistici, i pernottamenti estivi a rischio potrebbero arrivare fino a 5,2 milioni ogni anno. L’evoluzione del clima potrebbe dunque accentuare la redistribuzione stagionale della domanda, aumentando la pressione sulle destinazioni maggiormente dipendenti dai mesi di luglio e agosto e favorendo, al tempo stesso, i territori in grado di attrarre visitatori anche nel resto dell’anno.

Di fronte a questo scenario, per i ricercatori di Demoskopika la priorità non è impedire lo spostamento delle vacanze verso periodi dell’anno meno caldi, ma accompagnare e governare una trasformazione già in corso. Tra le principali direttrici indicate figurano l’adattamento dell’offerta turistica alle temperature elevate, l’estensione dei periodi di apertura delle strutture ricettive e una maggiore flessibilità dei calendari delle vacanze.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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