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La geopolitica della materia: terre rare e semiconduttori nella sfida globale

sabato, 24 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

L’intelligenza artificiale e il calcolo quantistico appaiono come le tecnologie più immateriali del XXI secolo. Eppure la loro realizzazione dipende da miniere, impianti chimici, energia, macchinari e materiali di estrema purezza. La competizione tra Cina, Stati Uniti ed Europa non si gioca quindi soltanto sugli algoritmi e sulla proprietà intellettuale, ma sul controllo dell’intera filiera produttiva.

La materia nascosta delle tecnologie avanzate

I chip destinati all’intelligenza artificiale, come GPU e memorie ad alta larghezza di banda, sono costruiti principalmente su silicio, ma richiedono anche rame, tungsteno, cobalto, tantalio, gas ultrapuri e materiali utilizzati nell’incisione e nel confezionamento avanzato.

Gallio e germanio hanno un ruolo importante nei semiconduttori composti, nell’optoelettronica, nelle fibre ottiche e nei dispositivi ad alta frequenza o potenza. Non costituiscono normalmente il cuore delle GPU, ma sono essenziali nelle infrastrutture che permettono ai dati di circolare e ai sistemi elettronici di funzionare. Le terre rare, invece, alimentano i magneti permanenti impiegati in motori, robot, droni, turbine e apparati militari. Il neodimio, spesso combinato con disprosio e terbio per resistere alle alte temperature, è uno dei materiali più strategici.

Anche il calcolo quantistico presenta esigenze specifiche. Alcuni qubit superconduttori impiegano niobio, tantalio o alluminio; le giunzioni Josephson sono frequentemente realizzate con sottilissimi strati di alluminio e ossido di alluminio. I refrigeratori a diluizione utilizzano miscele di elio-3 ed elio-4 per raggiungere temperature prossime allo zero assoluto. Altre architetture ricorrono a silicio isotopicamente purificato, diamanti sintetici, ioni intrappolati o materiali contenenti ittrio. Non esiste dunque un’unica filiera quantistica, ma una pluralità di piattaforme, ciascuna con differenti vulnerabilità.

Il potere della raffinazione

La disponibilità di un giacimento non garantisce autonomia. Il vero punto critico è la capacità di separare, purificare e trasformare i minerali in ossidi, metalli, leghe, magneti o componenti utilizzabili dall’industria.

La Cina estrae circa il 70 per cento delle terre rare mondiali e conserva una posizione ancora più forte nella separazione, nella raffinazione e nella produzione di magneti. Per il gallio la sua quota produttiva è prossima alla totalità del mercato mondiale; molto elevata rimane anche quella del germanio e della grafite lavorata.

Gli Stati Uniti dispongono di risorse minerarie e competenze tecnologiche, ma per decenni hanno trasferito all’estero molte lavorazioni costose e inquinanti. L’Europa possiede alcuni giacimenti e capacità industriali specialistiche, ma resta fortemente dipendente dalle importazioni, soprattutto per le terre rare pesanti e i magneti permanenti. Il problema occidentale, pertanto, non è soltanto trovare nuove miniere: è ricostruire una catena completa che richiede anni, investimenti, autorizzazioni e competenze chimiche.

Controlli e ritorsioni

Le materie critiche sono ormai strumenti di pressione geopolitica. Dal 2023 Pechino ha introdotto licenze e controlli su gallio, germanio, grafite, antimonio e, successivamente, su diverse terre rare e sui magneti. Tali misure impongono verifiche sul destinatario e sull’uso finale e possono essere irrigidite o allentate nel quadro dei negoziati con Washington.

Gli Stati Uniti, a loro volta, limitano l’accesso cinese ai chip più avanzati, ai programmi di progettazione e alle apparecchiature per la fabbricazione dei semiconduttori. La Foreign Direct Product Rule consente in determinati casi di estendere i controlli anche a prodotti realizzati all’estero mediante tecnologie statunitensi. Washington ha inoltre limitato investimenti, capitali e competenze americane in alcuni settori tecnologici cinesi.

L’Unione europea cerca una posizione meno conflittuale ma più autonoma. Il Critical Raw Materials Act stabilisce per il 2030 obiettivi indicativi pari al 10 per cento del fabbisogno estratto nell’Unione, al 40 per cento trasformato e al 25 per cento ottenuto dal riciclo, riducendo nel contempo la dipendenza da un solo Paese fornitore. Restano inoltre i controlli sui beni a duplice uso, comprese alcune tecnologie quantistiche e della microelettronica.

La nuova geografia del potere

La digitalizzazione non ha cancellato la geografia: l’ha resa più complessa. Una potenza può possedere i migliori algoritmi, ma rimanere vulnerabile se dipende da altri per materiali, macchinari, energia o capacità produttiva.

L’autonomia strategica non consiste nell’autarchia, difficilmente realizzabile, ma nella diversificazione delle fonti, nel riciclo, nelle scorte e nella costruzione di filiere alleate. La sfida tecnologica mondiale si decide così nell’incontro tra due poteri: quello della conoscenza e quello della materia.

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