L’Artico continua a perdere ghiaccio e, nonostante alcune oscillazioni stagionali, la tendenza di lungo periodo resta motivo di preoccupazione per la comunità scientifica. I più recenti dati diffusi dalla NASA e dal National Snow and Ice Data Center mostrano che l’estensione dei ghiacci marini artici rimane ben al di sotto dei valori registrati solo pochi decenni fa.
Nel 2026 il ghiaccio marino ha raggiunto il minimo annuale il 12 settembre, coprendo circa 4,6 milioni di chilometri quadrati. Sebbene non si tratti di un record assoluto, il dato colloca il 2026 tra i dieci valori più bassi mai osservati dall’inizio delle rilevazioni satellitari, avviate alla fine degli anni Settanta.
Particolarmente significativo è il fatto che tutte le ultime venti stagioni estive, dal 2007 al 2026, figurano tra le venti con la minore estensione di ghiaccio dell’intera serie storica. Il minimo assoluto resta quello registrato nel settembre 2012, ma gli esperti sottolineano che il problema non riguarda soltanto la superficie coperta.
Il ghiaccio artico sta infatti diventando sempre più sottile e giovane. La quantità di ghiaccio pluriennale, quello che riesce a sopravvivere a più stagioni di scioglimento, è diminuita sensibilmente. Al suo posto prevale ormai il ghiaccio formatosi nell’ultimo inverno, molto più vulnerabile alle temperature elevate e alle condizioni meteorologiche estive.
Anche il massimo stagionale raggiunto nel marzo 2026 ha fatto registrare uno dei livelli più bassi mai osservati. Questo significa che il ghiaccio invernale, tradizionalmente considerato la riserva che permette all’Artico di rigenerarsi ogni anno, continua a ridursi.
Secondo gli studiosi, fenomeni naturali come l’Oscillazione Artica influenzano certamente l’estensione dei ghiacci, ma da soli non sono sufficienti a spiegare il declino osservato negli ultimi decenni. L’aumento delle temperature globali legato al cambiamento climatico resta il principale fattore responsabile della perdita di ghiaccio marino. Le proiezioni climatiche indicano inoltre che, entro la metà del XXI secolo, l’Artico potrebbe sperimentare almeno una stagione estiva praticamente priva di ghiacci marini.





