Nel cuore dell’India cresce la protesta contro uno dei più ambiziosi progetti infrastrutturali del Paese: il piano governativo per collegare tra loro decine di fiumi e redistribuire le risorse idriche nelle regioni più soggette alla siccità.
A guidare la mobilitazione sono centinaia di abitanti delle comunità tribali lungo il fiume Ken, dove l’avvio dei lavori ha già provocato innalzamenti del livello dell’acqua e l’allagamento di abitazioni e terreni agricoli. Tra i manifestanti c’è Bitti Bai Kondar, appartenente a una famiglia che coltiva la stessa terra da oltre un secolo. Insieme ai suoi quattro figli adulti partecipa alle proteste contro un progetto che, secondo i residenti, minaccia di cancellare intere comunità senza garantire risarcimenti adeguati.
Alcune donne hanno organizzato manifestazioni simboliche sdraiandosi su finte pire funerarie per rappresentare il legame con le proprie terre e la determinazione a non abbandonarle. L’opera rappresenta la prima fase di un programma nazionale dal valore stimato di circa 87 miliardi di dollari.
Il collegamento tra il fiume Ken, nello Stato del Madhya Pradesh, e il Betwa, nell’Uttar Pradesh, dovrebbe migliorare la disponibilità d’acqua in aree frequentemente colpite dalla scarsità idrica, sostenendo l’agricoltura, l’approvvigionamento potabile e la produzione di energia idroelettrica. Le autorità sostengono che il progetto porterà benefici a milioni di persone. Per questo motivo sono stati previsti indennizzi per chi perderà terreni e abitazioni. Secondo l’amministrazione locale, oltre il 90% dei residenti interessati avrebbe già ricevuto i compensi economici previsti. Tuttavia molti abitanti ritengono che le somme offerte non siano sufficienti a ricostruire la propria vita altrove.
Ambientalisti e associazioni denunciano il possibile impatto della diga di Daudhan, prevista sul fiume Ken. L’infrastruttura potrebbe sommergere circa 9.000 ettari di territorio, compresa una parte significativa della riserva delle tigri di Panna, considerata uno dei programmi di conservazione più riusciti del Paese. Alcuni esperti mettono inoltre in dubbio le basi scientifiche dell’intero piano. Il progetto si fonda infatti sull’ipotesi che il bacino del Ken disponga di un surplus d’acqua trasferibile al Betwa, considerato deficitario.





