Il dibattito politico americano si è riacceso dopo che Tom Homan, responsabile della politica di frontiera alla Casa Bianca, ha confermato durante The Sunday Briefing che il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) sta esaminando accuse riguardanti la deputata democratica Ilhan Omar.
Homan ha parlato di «indagine criminale in corso», senza però fornire dettagli né indicare quali reati siano oggetto delle verifiche. Alla domanda se il governo federale disponga di prove di frode d’immigrazione o naturalizzazione, Homan ha evitato di rispondere: «So che qualcosa sta succedendo, ma non posso dare specifiche».
Ha aggiunto che nessuno è «al di sopra della legge», lasciando intendere che eventuali violazioni verrebbero perseguite indipendentemente dal ruolo pubblico della persona coinvolta. Le sue parole hanno riacceso accuse che circolano da anni: Omar sarebbe stata coinvolta in un presunto matrimonio fraudolento con un uomo che i critici sostengono essere suo fratello, ipotesi mai dimostrata e più volte definita dalla deputata come «bugie bigotte».
Le dichiarazioni di Homan seguono quelle del segretario del DHS Markwayne Mullin, che in un podcast ha affermato che «qualcosa accadrà», sostenendo che Omar avrebbe aiutato un familiare a entrare negli Stati Uniti e che potrebbero emergere irregolarità nella migrazione dell’intera famiglia. Mullin ha aggiunto che, se provato, il governo potrebbe procedere alla denaturalizzazione, definita da Homan «un processo molto serio».
Anche il vicepresidente JD Vance ha dichiarato a maggio che il Dipartimento di Giustizia starebbe valutando se Omar abbia commesso frodi d’immigrazione. In precedenza, Vance aveva discusso il caso con l’ex consigliere della Casa Bianca Stephen Miller, sostenendo che «qualcosa di sospetto» circonda la storia familiare della deputata. Omar ha risposto liquidando le affermazioni come «stupidaggini».
Finora, nessun funzionario ha fornito prove o dettagli concreti. Le accuse, spesso rilanciate da ambienti conservatori, si intrecciano con anni di ostilità politica verso Omar, una delle voci più critiche dell’amministrazione su temi come immigrazione, politica estera e diritti civili.





