Il Quebec andrà alle urne il 5 ottobre, e i sondaggi indicano che la provincia francofona potrebbe ritrovarsi guidata da un governo separatista per la prima volta da oltre un decennio.
Ma l’indipendenza, almeno per ora, resterà un sogno sospeso: il Parti Québécois (PQ) ha annunciato che non convocherà un referendum finché Donald Trump sarà presidente degli Stati Uniti. La premier Christine Frechette, leader della Coalition Avenir Québec (CAQ), ha ufficializzato la data in conferenza stampa, dando avvio alla campagna per la rielezione.
La CAQ, al potere dal 2018 e riconfermata nel 2022, oggi è in difficoltà: l’aumento del costo della vita, la crisi del sistema sanitario e un generale affaticamento dell’elettorato hanno spinto molti voti verso il PQ. Il PQ, storica formazione indipendentista, promette da anni un nuovo referendum sulla sovranità.
Ma il suo leader Paul St‑Pierre Plamondon ha sorpreso tutti dichiarando che, anche in caso di vittoria, il voto sull’indipendenza non arriverà prima del 2029, quando Trump avrà lasciato la Casa Bianca. Il Quebec è infatti tra le province più colpite dalla guerra commerciale USA‑Canada, e l’attuale presidente è particolarmente impopolare nella regione.
Le precedenti consultazioni del 1980 e 1995 si conclusero entrambe con una vittoria del “No”, e i sondaggi degli ultimi due anni mostrano una maggioranza stabile contraria alla secessione.
Per questo, il PQ punta a consolidare il consenso e a evitare un referendum in un contesto geopolitico sfavorevole. La scelta riflette un calcolo strategico: evitare tensioni con Washington mentre il Quebec affronta una fase economica complessa e mentre Ottawa cerca di contenere gli effetti dei dazi incrociati. Il voto del 5 ottobre si preannuncia comunque cruciale.





