Mentre Washington intensifica la pressione economica e mette una taglia sui vertici dei Pasdaran, il segretario di Stato Marco Rubio ha rassicurato i Paesi alleati: non sono previsti nell’immediato nuovi attacchi americani.
Il confronto resta però accesissimo sullo Stretto di Hormuz, ancora chiuso, con Teheran che rivendica il diritto di controllarne il transito e Washington che minaccia conseguenze contro qualsiasi nuovo tentativo di minare le acque internazionali. Donald Trump ha sostenuto che l’Iran sia ormai “al collasso”, con un regime che non riuscirebbe nemmeno a pagare regolarmente le proprie forze armate, e ha accusato Teheran di continuare a uccidere manifestanti “a livelli senza precedenti”.
Parallelamente, il Dipartimento di Stato ha annunciato ricompense fino a 10 milioni di dollari per informazioni sui vertici dei Guardiani della rivoluzione, dal leader supremo Mojtaba Khamenei al capo dell’intelligence Majid Khadem, accusati di essere responsabili di attacchi contro personale americano e infrastrutture critiche degli Stati Uniti.
La partita su Hormuz
Il nodo centrale resta lo Stretto. Trump ha affermato che le acque internazionali sono state “completamente sminate” e ha annunciato “tolleranza zero”: qualsiasi nave che dovesse collocare nuove mine, ha avvertito, verrebbe “immediatamente e sistematicamente distrutta”. Teheran replica rivendicando il controllo dei passaggi.
Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha spiegato che, secondo il memorandum in discussione con l’Oman, la rotta di ingresso nel Golfo Persico dovrebbe transitare attraverso le acque iraniane, mentre quella di uscita passerebbe nelle acque territoriali omanite. Il corridoio avrebbe carattere temporaneo, in attesa di un accordo permanente da negoziare entro 30-60 giorni.
L’Iran pone però una condizione netta: “Solo le navi commerciali potranno utilizzare lo Stretto di Hormuz”, mentre “nessuna nave militare potrà attraversarlo”. I Pasdaran hanno inoltre annunciato un’intesa di massima con Mascate sulla divisione dei ricavi derivanti dai pedaggi di transito. Il portavoce Hossein Mohebi ha riferito di accordi sulla quota spettante ai due Paesi nelle acque dello Stretto e sui relativi introiti, accusando gli Stati Uniti di “ostacolare” la finalizzazione dell’intesa.
Il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi si è detto comunque fiducioso che possa essere presto annunciato un “corridoio temporaneo” e che possano essere raggiunti accordi pratici per ripristinare la navigazione sicura.
Pakistan e Qatar provano a mediare
Nonostante lo scontro, restano aperti i canali diplomatici. Il capo di Stato maggiore pakistano Syed Asim Munir ha incontrato a Teheran il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi per discutere un possibile rilancio del memorandum già negoziato tra Iran e Stati Uniti. Teheran gli ha però ribadito di “non fidarsi degli Usa” e che Washington, se vuole riaprire Hormuz, dovrà rispettare le condizioni iraniane. Gharibabadi ha anche avvertito che “Hormuz non è l’unico strumento che abbiamo contro gli Stati Uniti” e che Washington non deve pensare di essere l’unica in grado di provocare danni economici. A Teheran è atteso anche il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, impegnato insieme all’Oman nel tentativo di evitare una nuova escalation.
La pressione economica e il ruolo della Cina
Sul fronte economico, gli Stati Uniti puntano a isolare ulteriormente Teheran con la campagna di massima pressione. Ma la strategia americana dipende in larga misura dalla Cina, principale acquirente del petrolio iraniano e possibile bersaglio delle sanzioni secondarie. Pechino ha già definito “illegali” le misure di Washington e ha promesso di difendere i propri interessi, mettendo in dubbio l’efficacia dell’offensiva economica americana senza una sua collaborazione. In Iran, intanto, crescono i timori per le conseguenze delle sanzioni.
Ieri a Teheran si sono formate lunghe code ai distributori dopo l’annuncio di una revisione delle quote di benzina. Il capo di gabinetto del presidente, Mohsen Haji-Mirzaei, ha spiegato che le quantità assegnate saranno ridotte senza modificare il prezzo base, mentre chi vorrà acquistare carburante oltre la quota dovrà pagare di più. La crisi rischia infine di allargarsi nuovamente alla regione.
Il leader degli Houthi, Abdul-Malik al-Houthi, ha annunciato nuove azioni contro l’Arabia Saudita, accusata di mantenere un “assedio” contro lo Yemen con il sostegno americano. La tensione tra Riad e il movimento filoiraniano era riesplosa a luglio con raid sauditi su Sana’a e successivi attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture petrolifere saudite.





