Annie Dillard, autrice premio Pulitzer e figura centrale della saggistica americana del secondo Novecento, è morta a 81 anni nella sua casa di South Wellfleet, nel Massachusetts. La notizia, confermata dal suo agente Rob McQuilkin, chiude una stagione letteraria segnata da un’osservazione del mondo capace di fondere spiritualità, stupore infantile e rigore poetico.
Dillard aveva costruito un percorso unico, attraversando poesia, reportage, memoir e romanzo, sempre con la stessa tensione verso ciò che è essenziale e invisibile. Nata a Pittsburgh come Meta Ann Doak, aveva raccontato la propria infanzia nel memoir “An American Childhood”, ritratto di una mente curiosa e indisciplinata, cresciuta in una famiglia che incoraggiava la libertà di esplorare. A tredici anni divorava libri su rocce, criminologia, insetti, medicina, disegno: un apprendistato selvatico che avrebbe alimentato la sua capacità di vedere il mondo con occhi sempre nuovi.
Pur distante dalle religioni organizzate, trovava il sacro nelle cose quotidiane: nella pelle di sua madre, negli animali, nei monti, negli oggetti che la circondavano. La consacrazione arrivò nel 1974 con “Pilgrim at Tinker Creek”, opera che la impose come erede contemporanea di Henry David Thoreau. Il libro, vincitore del Pulitzer per la saggistica, nasceva dai suoi quaderni privati e dalle osservazioni attorno alla casa di Roanoke, in Virginia. Dillard lo definì “un diario meteorologico della mente”, un viaggio nella percezione più che nel paesaggio.
“Non sono una scienziata”, scriveva, paragonandosi a un neonato che impara a tenere la testa alta e guarda il mondo con stupore, prima di imparare a fingere di conoscerlo. La sua prosa, insieme limpida e vertiginosa, trasformava ogni dettaglio naturale in una domanda sull’esistenza. Nel corso della carriera pubblicò raccolte poetiche, reportage come “Encounters with Chinese Writers” e romanzi come “The Maytrees”, finalista al PEN/Faulkner nel 2008. Nel 2015 Barack Obama le conferì la National Humanities Medal per le sue “profonde riflessioni sulla vita umana e la natura”. Per oltre vent’anni insegnò alla Wesleyan University, prima di ritirarsi nel 2002.





