Il Consiglio dei ministri di ieri ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto sulle accise di 17 centesimi al litro per il solo diesel, con un costo stimato in circa 130 milioni di euro. La misura offre al Governo alcuni giorni in più per definire un intervento successivo, destinato soprattutto alle fasce di reddito che necessitano di maggiore sostegno. Sullo sfondo, però, si apre un confronto politico dentro la maggioranza: Forza Italia respinge l’ipotesi di tassare gli extraprofitti, mentre la Lega considera il prelievo sui profitti bancari una delle strade possibili per evitare nuovi oneri ai cittadini.
Il decreto e il nodo delle risorse
La riunione del Consiglio dei ministri si è chiusa dopo circa 15 minuti. Oltre alla proroga sul gasolio, il Cdm ha approvato il decreto legge per assicurare la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale, compresa l’ex Ilva. Palazzo Chigi punta ora a un provvedimento più selettivo rispetto a quello attuale. L’obiettivo dichiarato è concentrare il sostegno sulle fasce di reddito con maggiore bisogno, così da rendere l’intervento più mirato. La copertura finanziaria resta il passaggio decisivo, tanto che il tema delle risorse alimenta il confronto tra gli alleati. Intanto dal Meeting di Rimini Antonio Tajani ha escluso una tassa sugli extraprofitti: “Quando sento la parola ‘tasse’ mi viene l’orticaria”, ha affermato il Vicepremier. Per il leader di Forza Italia può esserci spazio per un contributo concordato con le imprese, sul modello di quanto già avvenuto con banche e assicurazioni, ma non per un nuovo prelievo fiscale.
Tajani ha definito “extraprofitto” una parola che “sa molto da Unione Sovietica” e ha ribadito il principio di una minore pressione fiscale. “Un conto è contribuire con un accordo, un conto è abbattere la mannaia delle tasse”, ha aggiunto.
La replica della Lega
La risposta del Carroccio è arrivata dal Senatore Claudio Borghi, che ha ricordato come anche le accise siano imposte. Nel suo ragionamento la scelta riguarda chi debba sostenere il costo: i cittadini, attraverso la fiscalità sui carburanti, oppure un settore che, a suo giudizio, ha accumulato “duecento miliardi di utili in pochissimi anni”. Borghi ha indicato anche una seconda strada: aumentare il deficit e superare i vincoli del Patto di stabilità. Per la Lega, ha spiegato, la soluzione da escludere è quella che lascia il peso sui contribuenti. “O si fa più deficit, o si tassano i cittadini con le accise, o si tassano gli enormi e anomali profitti delle banche”, ha sintetizzato.
La posizione di Forza Italia ha trovato conferma nelle parole di Stefania Craxi. La Presidente dei senatori azzurri considera una tassa sugli extraprofitti una “non soluzione” per ridurre il prezzo di benzina e gasolio. A suo avviso un nuovo prelievo potrebbe alimentare un meccanismo nel quale lo Stato incassa risorse senza ottenere una diminuzione dei listini alla pompa, mentre gli oneri finiscono per ricadere, in modo diretto o indiretto, su famiglie e imprese. Forza Italia propone quindi strumenti capaci di incidere sulla formazione dei prezzi, soprattutto in una fase che, secondo Craxi, rischia di trasformarsi da emergenziale a strutturale.
Le opposizioni attaccano il Governo
Il confronto nella maggioranza offre terreno alle critiche delle opposizioni. Francesco Boccia, Presidente dei senatori del Pd, ha rivendicato una proposta del Partito democratico che, a suo giudizio, tutela famiglie e imprese e tiene insieme concorrenza e riduzione dei costi. Boccia ha accusato Tajani e Salvini di dividersi mentre Giorgia Meloni e il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti restano in silenzio. Anche il Movimento 5 Stelle ha contestato il provvedimento. Luca Pirondini, Presidente dei senatori M5S, ha parlato di “ennesimo decretino carburanti” e ha richiamato un aggravio complessivo di 12 miliardi in sei mesi tra rincari dei carburanti e delle bollette. Nel mirino finisce anche lo scontro tra Lega e Forza Italia, letto come segnale delle difficoltà interne alla coalizione.
Codacons: “Misura insufficiente”
Il giudizio del Codacons è stato altrettanto critico. L’Associazione ha riassunto la propria valutazione con la frase “la montagna ha partorito il topolino” e ha considerato la proroga troppo debole rispetto all’andamento dei prezzi. Secondo i dati citati dal Codacons da inizio luglio il diesel costa 23,8 centesimi al litro in più, con un aggravio vicino a 12 euro per un pieno. Sulle autostrade, al servito, alcuni impianti superano i 2,7 euro al litro. Il taglio di 17 centesimi viene quindi giudicato insufficiente rispetto all’aumento accumulato nelle ultime settimane. L’Associazione ha sottolineato inoltre l’assenza di misure sulla benzina. La verde, ha spiegato, viaggia verso i 2,1 euro al litro in autostrada, mentre sulla rete ordinaria il rincaro da inizio luglio raggiunge 19,7 centesimi. Per i 17 milioni di italiani proprietari di auto a benzina, il maggiore esborso indicato dal Codacons equivale a circa 9,9 euro per un pieno.





