Quasi 400 morti, tre italiani ancora irreperibili e intere aree raggiungibili soltanto in elicottero. In Nepal prosegue la corsa contro il tempo dopo la frana e le inondazioni che hanno travolto la parte settentrionale del Paese. La polizia locale concentra le operazioni sulla ricerca dei dispersi, sulla liberazione delle strade e sul trasferimento delle famiglie esposte a nuove alluvioni in diversi distretti. Il quadro resta complicato da villaggi isolati, ponti abbattuti e collegamenti telefonici e internet interrotti.All’origine del disastro avvenuto al confine tra Nepal e Cina non ci sarebbe un terremoto. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha precisato che il segnale sismico, in un primo momento classificato come sisma, corrisponde al collasso di un enorme blocco di ghiaccio e roccia staccatosi da un ghiacciaio e precipitato per oltre un chilometro.
La frana avrebbe ostruito temporaneamente il fiume LhendeKhola. Il cedimento della diga naturale formatasi con i detriti ha quindi liberato una massa di acqua, fango e materiale roccioso sugli insediamenti a valle. L’United States Geological Survey aveva attribuito al fenomeno magnitudo 4.4; le analisi successive hanno ricondotto il segnale al crollo del ghiacciaio e alla colata, con un’energia paragonabile a un terremoto di magnitudo 5.2. Restano allo studio le cause che hanno innescato l’evento.
Rasuwa isolata
La regione di Rasuwa figura tra le zone più colpite. ‘Save the Children’ ha riferico che numerose località non possono essere raggiunte via terra e che le condizioni della viabilità rallentano i soccorsi. Le strade risultano bloccate o allagate, mentre il movimento di chi lascia le aree investite e di chi cerca di raggiungerle per prestare aiuto rende più difficile il transito. Case ed edifici sono stati distrutti, diversi ponti non risultano più utilizzabili e l’accesso all’acqua potabile ha subito interruzioni in tutto il distretto. Alcune famiglie hanno trovato ospitalità presso parenti, altre si sono sistemate in strutture pubbliche e centri comunitari.
L’alluvione ha colpito anche mentre molti bambini percorrevano il tragitto verso la scuola o avevano appena iniziato le lezioni. L’organizzazione indica come prioritaria l’identificazione dei minori separati dai familiari o senza accompagnatori e segnala rischi per salute, sicurezza e protezione.
Tre italiani senza contatti
La Farnesina ha confermato tre connazionali al momento irreperibili. Ai due italiani già indicati dall’ente del turismo nepalese si è aggiunto Marco Ratto, di Rapallo. La Sindaca del Comune ligure Elisabetta Ricci, ha riferito di mantenere un contatto diretto con il Ministero degli Affari Esteri e con l’Unità di Crisi per raccogliere informazioni sul concittadino. Dal distretto di Rasuwa arriva intanto la notizia del salvataggio di 27 turisti, fra i quali due italiani. Uno di loro è il fotografo Stefano Lotumolo. La sorella ha comunicato sui social che sta bene e che dovrebbe riuscire a raggiungere Kathmandu.
Intanto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto una Task Force Nepal e l’invio da Roma di una delegazione dell’Unità di Crisi, che dovrà creare un punto di assistenza nella capitale. Personale dell’Ambasciata italiana a Nuova Delhi raggiungerà inoltre Kathmandu per rafforzare la presenza sul posto. La Farnesina cerca ancora i connazionali con i quali non è stato possibile stabilire un contatto.
Gli aiuti internazionali
L’Unione europea ha stanziato un milione di euro per assistenza sanitaria, cibo, acqua e alloggi. La Commissaria europea per la gestione delle crisi Hadja Lahbib ha richiamato la situazione dei villaggi isolati e delle famiglie alla ricerca dei propri cari. Il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha espresso cordoglio per le vittime delle inondazioni in Nepal e Cina. Le Nazioni Unite hanno sostenuto la risposta coordinata dalle autorità nepalesi attraverso personale e forniture destinati alle comunità colpite.





