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Famiglie, le spese obbligate si mangiano il 42% dei consumi

Famiglie, le spese obbligate si mangiano il 42% dei consumi

Confcommercio: casa, bollette, carburanti e altri costi fissi assorbono 9.693 euro pro capite. Sangalli: “Intervenire su fisco e tariffe”
giovedì, 27 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Le spese obbligate assorbono ormai quasi 42 euro ogni 100 destinati ai consumi dalle famiglie italiane. Nel 2026 la quota riservata a casa, energia, sanità, assicurazioni, carburanti e altri costi difficilmente comprimibili ha raggiunto il 41,7% del totale, contro il 37% di trent’anni fa. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sull’andamento dei consumi dal 1995 a oggi.

Una crescita che riduce lo spazio disponibile per gli acquisti discrezionali e pesa sulle prospettive della domanda interna. Il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha indicato la necessità di agire sui costi che incidono maggiormente sui bilanci: “Nonostante un rallentamento delle spese obbligate, l’incidenza sui bilanci familiari rimane elevata, in particolare per carburanti e bollette a causa dei rincari energetici. Occorre intervenire su fisco e tariffe, eliminando le distorsioni che gravano sui costi fissi”.

Quasi 9.700 euro a persona, oltre la metà va alla casa

Nel 2026 ciascun italiano destina in media 9.693 euro alle spese obbligate. A pesare più di ogni altra voce è l’abitazione, che richiede 5.335 euro pro capite e rappresenta da sola più della metà dell’intero ammontare dei costi incomprimibili. Seguono assicurazioni e carburanti, con 2.310 euro, mentre per l’energia servono 1.829 euro. Su quest’ultimo fronte, rispetto al 1995, il valore registra una riduzione di 1.231 euro, legata sia alla maggiore efficienza tecnologica sia alla contrazione dei consumi provocata dall’aumento dei listini.

Il divario tra le diverse categorie emerge soprattutto dall’andamento dei prezzi. In trent’anni il deflatore delle spese obbligate ha segnato un incremento del 140,8%, a fronte del 57,4% dei beni commercializzabili e dell’88,4% dei servizi liberi. Il picco riguarda l’energia, con un balzo del 211,1%.

Meno spazio per le scelte delle famiglie

L’aumento dei costi incomprimibili ha modificato nel tempo la composizione dei consumi. Le famiglie hanno riorganizzato il proprio carrello e ridotto alcune voci tradizionali per difendere i servizi considerati necessari. Nello stesso periodo è cambiato anche il confine tra ciò che può essere considerato obbligatorio e ciò che appartiene alle scelte individuali. Smartphone, personal computer e connessioni internet hanno assunto un ruolo indispensabile per il lavoro, lo studio, la gestione dei conti bancari e i rapporti con la Pubblica amministrazione.

I servizi commercializzabili, tra i quali viaggi, cultura e ristorazione, recuperano terreno, ma la loro quota resta sotto il massimo del 21,3% raggiunto nel 2019. L’incidenza dei beni commercializzabili, invece, nel 2026 scende al 37,5%.

I consumi tornano ai livelli pre-crisi

Sul quadro pesano anche i cambiamenti demografici. Oltre il 25% della popolazione italiana ha più di 65 anni, mentre il numero dei residenti risulta inferiore di circa 1,5 milioni rispetto al massimo toccato nel 2014. Una volta depurati i dati dall’inflazione e dalla contrazione demografica, l’analisi dei volumi a prezzi 2026 mostra che la crescita reale pro capite ha interessato soprattutto i beni commercializzabili. L’aumento si è concentrato in particolare tra il 1995 e il 2007, seguito da quasi vent’anni di sostanziale stagnazione. Soltanto nel biennio 2025-2026 i consumi per abitante sono tornati ai volumi precedenti alla crisi del 2007.

Ripartono viaggi, ristorazione e tempo libero

Nel 2026 emerge una maggiore propensione verso gli acquisti non essenziali. Aumenta la domanda di prodotti tecnologici, come smartphone e computer, e di beni destinati a durare nel tempo, favoriti anche dalla discesa dei prezzi. La ripresa trova però il principale sostegno nei servizi per il tempo libero, nella ristorazione e nei viaggi, che segnano un progresso dell’1,9%, equivalente a 98 euro in più per persona.

Più debole resta invece il comparto alimentare, dove i volumi acquistati diminuiscono. Secondo l’analisi, sul fenomeno incidono l’invecchiamento della popolazione e l’evoluzione delle abitudini, con una maggiore diffusione dei pasti fuori casa e nuove scelte a tavola.

Dall’alimentare all’elettronica, la forbice dei prezzi

La distanza tra l’andamento dei prezzi delle diverse categorie aiuta a spiegare anche la percezione delle famiglie. Tra il 1995 e il 2026 l’alimentare ha registrato un incremento del 101,4%, mentre per l’elettronica la variazione è stata pari a -91,4%. La corsa dei listini dei beni essenziali ha così contribuito, secondo Confcommercio, a un’inflazione percepita spesso superiore a quella effettiva, con conseguenze sulla fiducia e sulle decisioni di acquisto.

Per Sangalli la risposta passa da un alleggerimento degli oneri che le famiglie non possono evitare. La priorità indicata dal presidente di Confcommercio riguarda dunque fisco, tariffe, carburanti e bollette, con l’obiettivo di ridurre il peso dei costi fissi e restituire maggiore spazio ai consumi.

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