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Il linguaggio-slogan dei politici di oggi: emozione e pericoli

Il linguaggio-slogan dei politici di oggi: emozione e pericoli

domenica, 23 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Ancor più d’estate con comparse fugaci, ospitate vacanziere , visite a sindaci di appartenenza politica, la comunicazionedei politici moderni è fatta sempre più dislogan. Lo slogan funziona perché è breve , incisivo, ripetibile, comunica un’ idea, un obiettivo, non può essere esaminato ed ha soprattutto ha un impatto immediato. In queste caratteristiche sta l’efficacia emozionale comunicativa dello slogan ma anche il suo pericolo più serio perchè non può essere esaminato.

Quando il linguaggio politico si riduce quasi interamente a questo format, non cambia solo lo stile della comunicazione ma cambia la natura stessa della percezione collettiva. Il primo pericolo: lo slogan sostituisce l’argomento con l’affermazione. “Prima gli italiani”, “meno tasse per tutti”, “blocco navale”: sono formule che comunicano una volontà non una politicadi contenuti. Non contengono le condizioni, i costi, i tempi, le variabili chequalunque progetto reale comporti.

Chi le pronuncia non sta mentendo, sta semplicemente evitando che eventuali menzogne siano verificabili. Lo slogan arriva veloce, emoziona ed annulla il contenuto critico. Il secondo pericolo riguarda la memoria collettiva e la responsabilità politica. Un discorso argomentato può essere ripreso, citato,anche smentito quando la logica potrebbecontraddirlo. Uno slogan non può essere smentito perché non afferma nulla di verificabile: è un’emozione travestita da proposta.

Questo spiega un fenomeno che chi segue la politica italiana da tempo riconosce bene: nessuna conseguenze per le promesse mancate. Non si può processare chi ha detto “cambiamento” e non ha cambiato nulla, perché quella parola non prometteva un contenuto specifico.

Il terzo pericolo è quello che riguarda chi lo slogan lo pronuncia, ileader ad esempio. Comunicare per formule brevi e ripetute, giorno dopo giorno, in Parlamento come sui social onel dibattito pubblico, finisce per allenare un certo modo di pensare ai problemi: binario, immediato, ostile alla complessità, all’analisi., all’impegno mentale.

Da medico vedo accadere qualcosa di simile anche nella formazione medica dove gli esami oggi gli studenti lipreparano sempre più su dispense e non su libri veri, oppure quando la comunicazione clinica arriva al paziente o ai familiari con rassicurazioni generiche e non con spiegazioni oneste ed argomentate. Chi comunica con scorciatoie comincia ad allenare il cervello a ragionare in scorciatoie, con processi neuronali semplici, riducendosi cosi anche il vocabolario per esprimere poi contenuti più complessi con evidenti difficoltà, proprio come succede ai grandi leader in occasione di importanti crisi, vuoi sanitarie, economiche, geopolitiche. Di fronte a un virus, a un’inflazione, a una guerra, la formula della comunicazione breve non basta più.

C’è ancora un pericolo strutturale, che riguarda la qualità percepita dalla gente. Un elettorato abituato a ricevere slogan smette gradualmente di aspettarsi argomenti e finisce per giudicare i politici sulla base dell’efficacia retorica della formula piuttosto che sulla solidità della proposta. È una spirale che si autoalimenta: la domanda di semplicità genera offerta di slogan e l’offerta di slogan abitua a non pretendere altro.

Il risultato è un dibattito pubblico che appare anche vivace, litigioso, perfino appassionato, ma che non produrrà una decisione informata. Lo slogan ha fatto sempre parte della propaganda politica e la formula breve ha sempre accompagnato la politica di massa. Ciò che è cambiato non è l’esistenza dello slogan, ma il suo rapporto quantitativo con l’argomento.

Un tempo lo slogan chiudeva un comizio di un’ora costruito su ragionamenti; oggi, spesso, lo slogan è l’intero comizio, distribuito in sequenza su una piattaforma che misura l’attenzione in secondi. È una differenza di proporzione che è diventata, con il tempo, una differenza di sostanza. Rimedi? Per la formazione medica riportare la centralità educativa ai buoni testi; per i politici dare allo slogan sostanza di contenuti; per la gente fermarsi davanti a uno slogan e pretenderne profondità, progetti,fattibilità, tempi di realizzazione. E chiarireanche: cosa succede se, tra un anno, quello slogan non sarà realizzato?

Queste alcune linee di difesa più efficaciche abbiamo contro un linguaggio-slogan sempre più pensato proprio per non doverci rispondere.

Antonio Cisternino

Antonio Cisternino

Medico-Chirurgo
Responsabile nazionale Sanità UDC

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