Leone XIV ha indicato nei rapporti di potere ingiusti una delle radici di guerre, povertà, diseguaglianze e disastri ambientali e ha chiesto di “smascherarli”. Dal Meeting di Rimini il Papa ha lanciato un messaggio che ha chiamato in causa politica, economia, finanza e tecnologia. Ha chiesto di liberare “il lavoro dall’idolatria del profitto” e “la tecnologia e la finanza dai business della morte”, mentre sullo sviluppo tecnologico ha sollecitato un cambio di direzione quando assume caratteri “pervasivi e distruttivi”. Parole arrivate nella seconda parte di una giornata iniziata a San Marino, proseguita alla Fiera di Rimini e terminata alle 18.30 con la Messa al Porto Turistico della città romagnola.
“Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti”
Davanti alla platea della 47esima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, Prevost ha indicato la necessità di intervenire sui meccanismi che alimentano le fratture sociali e i conflitti. “Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte”, ha detto.
Poi ha chiesto di agire alla radice: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali”. Il Pontefice ha sollecitato anche un controllo sul progresso tecnologico e ha invocato “pionieri coraggiosi” capaci di imprimere un’inversione di rotta e di rendere credibile il cambiamento richiesto alla società.
Il Santo Padre ha inserito il richiamo in una riflessione più ampia sulle logiche di potenza. Ha respinto l’idea che il male possa essere contrastato con altro male e ha indicato nella misericordia la risposta al “falso realismo” che “riarma le menti, le parole e le nazioni”. Ha quindi chiesto di sottrarre pensieri, interessi, progetti, investimenti e relazioni a ciò che ha definito “cultura della potenza”. Per il Vescovo di Roma la risposta cattolica alle tensioni del presente non può coincidere con una nuova contrapposizione: anche gli avversari restano persone da guardare negli occhi e da incontrare nella verità.
L’affondo su mercati e sfere d’influenza
Leone ha rivolto lo sguardo anche agli equilibri internazionali. Ha descritto un mondo attraversato da manovre che puntano “a conquistare mercati e spazi di influenza”, spesso coperte da “retoriche rassicuranti” e costruzioni ideologiche. Alla logica della divisione ha contrapposto la necessità di “riaccendere sogni e visioni”. Il Papa ha chiamato in causa anche l’era digitale, segnata dagli algoritmi e dalle reti globali, e ha chiesto una risposta che non lasci prevalere alienazione e disperazione. Ha contrapposto due strade: da una parte chi sfrutta le fratture, la sfiducia e la stanchezza, dall’altra chi prova a costruire un diverso modello di convivenza. Un passaggio che ha collegato il tema della pace alle trasformazioni dell’economia e della tecnologia, senza separare i conflitti militari dalle dinamiche sociali che attraversano le comunità.
Il titolo scelto per il Meeting, ʼL’amor che move il sole e l’altrestelleʼ, ha offerto al Pontefice il punto di partenza per opporre la forza dell’amore alle “forze rumorose” che sconvolgono la terra. Prevost ha richiamato Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco e ha indicato nella misericordia uno strumento per affrontare le “cose nuove” di un’epoca segnata da crisi, guerre e trasformazioni.
In questo quadro Leone ha richiamato anche l’eredità di Francesco e l’Enciclica Fratelli tutti, che “ci ha insegnato a coltivare l’amicizia sociale”, definita come il volto “pubblico, dinamico e concreto della fraternità”. Il Papa ha indicato nella comune dignità degli esseri umani la base per superare divisioni e conflitti: “Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone”.
“Il futuro è una promessa”
Una parte consistente del discorso ha avuto come destinatari i ragazzi presenti alla Fiera, molti dei quali volontari: “Il futuro è una promessa, non una minaccia”, ha detto il Santo Padre, che ha invitato i giovani a “mettersi in gioco” e ad allargare i propri rapporti oltre appartenenze troppo ristrette. Leone XIV ha chiesto loro di contrastare ciò che allontana da persone di culture, sensibilità e provenienze diverse, soprattutto dai più poveri. “Uscite, invece, incontro a tutti”, ha esortato. Ha poi indicato nella libertà una condizione dell’amore, dal quale ha escluso costrizione, indottrinamento, seduzione, inganno e arruolamento.
Il Papa ha richiamato anche il dato delle migliaia di giovani che chiedono il Battesimo in società considerate tra le più secolarizzate e ha sostenuto che la questione non riguarda innanzitutto i numeri. Al centro ha posto la libertà, perché “la verità si incontra solo nella libertà”. Ha quindi ricordato che la Chiesa “non fa proselitismo” e cresce invece per attrazione, attraverso un modo di vivere capace di suscitare domande.
Già nel primo incontro con i ragazzi Leone aveva indicato nell’amore “la forza che può veramente cambiare il mondo” e aveva richiamato Sant’Agostino: il cambiamento, ha ricordato, deve partire da ciascuno. Al Villaggio ragazzi ha ripreso invece Giovanni Paolo II e il suo richiamo alla comunione, affidando alle nuove generazioni un ruolo nella costruzione della pace attraverso amicizia e rispetto.
L’unità della Chiesa
Nel passaggio rivolto direttamente alla realtà del Meeting, Leone ha chiesto di preservare l’unità della Chiesa e quella della “compagnia” attraverso la quale molti partecipanti hanno incontrato Cristo. Ha ricordato le parole pronunciate da Francesco in occasione del centenario della nascita di don Luigi Giussani e ha richiamato la storia di Comunione e Liberazione, nata in una fase di crisi e chiamata ancora oggi ad affrontare i cambiamenti senza chiudersi. Il Pontefice ha poi insistito sul valore dell’ascolto, che a suo giudizio si è perso in alcuni settori ecclesiali. Ha chiesto di recuperarlo a partire dalla Parola di Dio, dal confronto reciproco e dalla capacità di accogliere anche la saggezza di chi è alla ricerca della verità pur senza appartenere alla Chiesa. Ha definito la sinodalità non come il nome di un processo, ma come la natura di un popolo nel quale l’autorità si trasforma in servizio e le differenze trovano una sintesi.
A San Marino il richiamo alla libertà
Prima di Rimini, Leone XIV aveva fatto tappa nella Repubblica di San Marino. A Palazzo Pubblico ha incontrato le autorità e ha posto al centro il significato della ʼLibertasʼ, il motto del Titano. Ha indicato nella dignità della persona la condizione della libertà civile e ha espresso solidarietà a quanti “pagano di persona” la scelta di non tradire la propria coscienza. La visita ha seguito quelle di Giovanni Paolo II nel 1982 e di Benedetto XVI nel 2011 e ha coinciso con il centenario della formalizzazione delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica. Leone ha ricordato la lunga storia sammarinese e ha attribuito alla parola ʼLibertasʼ un significato che supera l’autodeterminazione politica: la libertà civile, ha spiegato, non può esistere senza quella personale e senza il rispetto della dignità umana.
Sul fronte internazionale ha difeso diplomazia e multilateralismo come strumenti per affrontare le crisi. Alle “comunicazioni impulsive”, alle “retoriche aggressive” e alle logiche di potenza ha contrapposto dialogo, pazienza e ricerca di punti di contatto anche con gli interlocutori più difficili. Ha indicato nella diplomazia la strada per recuperare perfino i più deboli segnali di buona volontà tra le parti in conflitto.
Il Papa ha indicato inoltre San Marino come possibile “laboratorio” di buona politica, grazie alle dimensioni di uno Stato “a misura d’uomo” e alla possibilità di mantenere la politica vicina alle esigenze dei cittadini. Ha collegato questa prospettiva alla ricerca del bene comune, alla giustizia sociale, alla solidarietà e alla sussidiarietà, mentre la Repubblica si prepara a rendere operativo l’Accordo di Associazione con l’Unione europea.
Leone ha ricordato anche l’accoglienza riservata al popolo ucraino, soprattutto all’inizio del conflitto, e l’impegno sammarinese in favore del diritto internazionale umanitario. Ha evidenziato come questa attenzione agli altri appartenga alla storia della Repubblica e ha chiesto a governanti, cittadini e comunità ecclesiale di proseguire nella tutela della dignità umana e del bene comune.
Il messaggio dalla Basilica
Nella Basilica dedicata al santo Marino il Pontefice ha incontrato la comunità ecclesiale e ha rivolto un altro appello alle nuove generazioni. Ha chiesto ai ragazzi di non fermarsi alle risposte più facili e immediate e di riconoscere la propria chiamata. Matrimonio, consacrazione, ministero ordinato, professione, impegno sociale e politico sono alcune delle scelte che ha indicato, insieme alla partecipazione a iniziative di carità e giustizia. Leone ha riservato un passaggio anche alle famiglie e agli educatori. Ha definito la famiglia il primo luogo di formazione alla fede e ha chiesto una maggiore collaborazione tra genitori e comunità ecclesiali. Sullo sfondo ha indicato una società attraversata da conflitti, violenze, chiusure e paura dell’altro, alla quale ha contrapposto una cultura fondata su attenzione ai più deboli, perdono, comunione e solidarietà.
Alle piccole comunità delle aree interne ha riconosciuto un ruolo nel contrasto allo spopolamento e alla carenza di servizi. Le ha indicate come esperienze capaci di mantenere vivo il senso di famiglia e di offrire una risposta all’individualismo e alle divisioni. Prima di lasciare la Basilica ha posto ancora una volta al centro una parola: “comunione”.
Ai giovani riuniti in piazza ha poi ricordato il valore della vita e ha ripreso il motto sammarinese. ʼLibertasʼ, ha spiegato, richiama una libertà fondata sulla verità. Ha chiesto ai ragazzi di costruire amicizie autentiche, di aprirsi al servizio degli altri e di non avere paura delle scelte che li attendono.





