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Iran, Teheran sfida le nuove sanzioni Usa e annuncia una dottrina militare “offensiva”

Iran, Teheran sfida le nuove sanzioni Usa e annuncia una dottrina militare “offensiva”

A Hormuz i transiti crescono del 27% ma restano all’80% sotto i livelli prebellici. L’esercito iraniano promette risposte “su scala più ampia” e Ghalibaf rilancia un nuovo ordine di sicurezza regionale
domenica, 23 Agosto 2026
2 minuti di lettura

L’Iran risponde alla “guerra economica” annunciata da Donald Trump alzando contemporaneamente il livello dello scontro politico e militare, mentre nello Stretto di Hormuz il traffico commerciale mostra i primi segnali di ripresa pur restando molto lontano dai livelli precedenti alla guerra.

Ieri Teheran ha definito le nuove sanzioni secondarie americane una violazione del diritto internazionale e l’esercito ha annunciato il passaggio della propria dottrina da un’impostazione “difensiva” a una “offensiva”. Washington dovrebbe annunciare lunedì una nuova stretta destinata a colpire non soltanto l’Iran ma anche Paesi, banche e imprese che continuano a commerciare con la Repubblica islamica.

Nel mirino c’è soprattutto la Cina, che secondo Reuters acquista oltre l’80% delle esportazioni petrolifere iraniane. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha denunciato una “guerra economica illegale”, accusando gli Stati Uniti di pretendere una “sovranità extraterritoriale” sugli altri Paesi. “Nessuno Stato può legalmente costringere banche, imprese o aeroporti stranieri” a interrompere scambi legittimi con un Paese terzo, ha affermato, definendo le sanzioni secondarie un possibile ritorno “al colonialismo classico su vasta scala”. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha liquidato la nuova offensiva americana ricordando i precedenti cicli di sanzioni: “Abbiamo già visto questo film”. Trump ha ribadito che l’Iran “non avrà mai” un’arma nucleare e ha nuovamente definito Hormuz “territorio americano”.

Hormuz, aumentano i transiti

Proprio nello Stretto si registra però un parziale cambiamento. Secondo un’analisi della Cnn sui dati dell’Ukmto britannico, nell’ultima settimana i transiti sono aumentati del 27%, con 103 navi in entrata e 89 in uscita. Il volume rimane tuttavia pari a circa un quinto della media precedente al conflitto. Oltre l’80% dei carichi liquidi transitati nelle ultime due settimane ha utilizzato la rotta lungo l’Oman, sostenuta dalla Marina americana e contestata da Teheran.

L’Iran ha inoltre autorizzato, su richiesta di Baghdad, il passaggio di alcune petroliere irachene. Il presidente iracheno Nizar Amidi ha confermato l’intesa e assicurato che l’Iraq non consentirà che il proprio territorio venga usato “per attaccare qualsiasi altro Paese”. Baghdad, ha aggiunto, vuole evitare di essere trascinata nel conflitto.

L’Iran passa alla dottrina “offensiva”

Alla pressione economica Teheran accompagna un nuovo messaggio militare. Il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha annunciato che, sulla base delle lezioni apprese nelle recenti guerre, la dottrina iraniana sta passando da “difensiva” a “offensiva”. Il generale ha precisato che ciò non implica necessariamente attacchi preventivi: a ogni aggressione, ha spiegato, l’Iran risponderà “immediatamente” e “su una scala più ampia”. Akraminia ha sostenuto che i sistemi danneggiati nei combattimenti sono stati riparati, nuove capacità sono entrate in servizio e la catena di comando è stata riorganizzata per accelerare la reazione. Il comandante della Marina Shahram Irani ha affermato che l’industria militare nazionale si è rafforzata proprio durante gli anni delle sanzioni.

Secondo il ministero della Difesa, durante i 40 giorni di guerra la produzione di alcuni sistemi strategici e materiali essenziali sarebbe più che triplicata. Ieri il capo di Stato maggiore Ali Abdullahi e il ministro ad interim della Difesa hanno inoltre visitato per la prima volta uno dei complessi industriali militari sotterranei del Paese.

Teheran cerca un nuovo ordine regionale

Sul piano diplomatico, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato che l’Iran ha ricevuto “numerosi messaggi” dai Paesi vicini per costruire nuovi meccanismi di sicurezza e cooperazione economica. A suo giudizio, l’appoggio americano a Israele avrebbe mostrato ai suoi stessi alleati regionali l’inaffidabilità di Washington: soltanto un ordine “indipendente e costruito dall’interno”, ha sostenuto, potrebbe garantire la sicurezza dell’area. Il quadro resta però quello di uno stallo. Il conflitto si avvicina ai sei mesi e, secondo Reuters, non sono in corso negoziati in grado di produrre una soluzione, mentre all’interno dello stesso establishment iraniano emergono differenze tra l’ala militare favorevole alla resistenza e chi, a partire dal presidente Masoud Pezeshkian, insiste sulla necessità di una soluzione diplomatica.

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