La prossima settimana il rover Perseverance, l’ultimo arrivato della NASA su Marte, stabilirà un primato storico: supererà i 45,16 km percorsi dal leggendario Opportunity, diventando il veicolo che ha viaggiato più lontano su un altro pianeta. Un risultato ottenuto in appena un terzo del tempo, grazie a una tecnologia che ha cambiato radicalmente l’esplorazione robotica. Secondo Steven Lee, responsabile del progetto al Jet Propulsion Laboratory, il segreto è la guida autonoma. Proprio come le auto senza pilota sulla Terra, Perseverance utilizza un sistema di navigazione che analizza il terreno con telecamere avanzate e calcola in tempo reale il percorso più sicuro.
Su Marte non ci sono strade, segnali o mappe: solo massi, crateri e sabbia insidiosa. Ma almeno, scherzano gli ingegneri, non c’è traffico. Il predecessore Curiosity, pur simile nella struttura, disponeva di un computer di bordo molto meno potente, con chipset risalenti agli anni ’90. Solo il 10% dei suoi spostamenti è autonomo, e in quindici anni ha percorso 38,6 km. Perseverance, invece, grazie al suo Vision Compute Element, ha potuto guidare autonomamente per circa il 90% del tragitto, senza lunghe attese dei comandi da Terra. Non è veloce — circa 150 metri l’ora — ma è instancabile.
Nel Jezero, il rover sta studiando rocce antichissime, risalenti a 4 miliardi di anni fa, epoca del “bombardamento intenso”, quando il Sistema Solare interno era attraversato da detriti in collisione. È la prima volta che questo terreno viene analizzato in situ, e i dati raccolti potrebbero chiarire se Marte ospitasse laghi, oceani e condizioni favorevoli alla vita. Perseverance è progettato per durare. Gli attuatori, inizialmente certificati per 20 km, sono ora valutati per almeno 100 km. Alimentato da un generatore termoelettrico a radioisotopi, senza propellenti o lubrificanti da consumare, potrebbe continuare a guidare per molti anni.





