Gli Stati Uniti hanno duramente criticato la Cina per le sue manovre nel Mar Cinese Meridionale, accusando Pechino di ostacolare i pescatori filippini e di usare pretesti ambientali per consolidare le proprie rivendicazioni territoriali. In una dichiarazione diffusa sabato, il Dipartimento di Stato americano ha denunciato i tentativi cinesi di trasformare l’area attorno alla barriera corallina di Scarborough in una presunta “riserva naturale nazionale”, definendola una mossa “destabilizzante”.
“Gli Stati Uniti respingono i continui tentativi della Cina di imporre la sua ‘riserva naturale’ e di negare ai pescatori filippini l’accesso alle loro tradizionali zone di pesca”, si legge nella nota. Washington ha accusato Pechino di utilizzare “pretesti ambientali e legali discutibili, supportati dalla coercizione”, per espandere le proprie rivendicazioni marittime a scapito dei vicini. La tensione è cresciuta nelle ultime settimane: navi cinesi hanno usato cannoni ad acqua contro pescherecci filippini vicino al banco di Scarborough, un’area contesa da decenni. Le Filippine hanno portato la disputa davanti alla Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia, che ha respinto gran parte delle rivendicazioni cinesi, giudicandole illegittime secondo il diritto marittimo internazionale.
La Cina, però, non ha riconosciuto il verdetto e continua a sostenere la “linea dei nove tratti”, un confine che abbraccia quasi tutto il Mar Cinese Meridionale. Negli ultimi anni Pechino ha intensificato la sua presenza nella regione, costruendo isole artificiali, pattugliando le acque contese e intercettando pescatori filippini. Secondo i critici, la strategia cinese mira a trasformare il controllo marittimo in vantaggio economico e potenza militare: ogni anno, oltre 3 trilioni di dollari di merci transitano attraverso queste rotte. Gli Stati Uniti, che considerano le Filippine un alleato chiave, hanno sfruttato la disputa per rafforzare la propria posizione nell’Indo‑Pacifico.





