Frodi nella percezione del Reddito di cittadinanza per ulteriori 43 milioni di euro: è quanto emerso dai controlli condotti dall’INPS solo negli ultimi 18 mesi in collaborazione con la Guardia di Finanza. Lo ha reso noto Fabio Vitale, componente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto, in un’intervista in cui ripercorre le criticità del provvedimento sin dalla sua introduzione nel 2019. Tra i beneficiari indebiti, precisa Vitale, figurano 4.374 soggetti condannati per reati ostativi e un latitante.
Il sistema di controllo dei requisiti, spiega Vitale, si fondava all’origine “esclusivamente sulle autodichiarazioni rese dagli interessati”, rinviando a un momento successivo le verifiche, incluse quelle sul casellario giudiziale. Tale attività di controllo successivo, sottolinea, non risulta essere stata effettivamente svolta: l’Istituto si limitava a interrompere le erogazioni illegittime solo su segnalazione dell’Autorità giudiziaria o di polizia.
Le criticità, ricostruisce Vitale, erano emerse già nei primi mesi di applicazione della norma: un primo incrocio delle banche dati aveva individuato “23 brigatisti rossi in condizione di libertà restrittiva” tra i percettori. Della questione fu informato l’allora presidente dell’Istituto Pasquale Tridico, a cui vennero suggerite le necessarie misure correttive che non vennero accolte, secondo la ricostruzione di Vitale.





