Per Heritier Ramazani, 28 anni, essere conteggiato non significa solo comparire in una statistica: è la possibilità di essere riconosciuto dallo Stato per la prima volta. Nato e cresciuto a Bunia, nel nord‑est della Repubblica Democratica del Congo, non è mai apparso in un censimento e non possiede alcun documento ufficiale. La sua storia è comune a milioni di congolesi cresciuti senza documenti, in un Paese dove l’ultimo censimento risale al 1984, quando la RDC si chiamava ancora Zaire. Da allora, il Paese ha attraversato guerre, crisi politiche e una crescita demografica esplosiva: la Banca Mondiale stima oggi circa 112 milioni di abitanti, con un tasso annuo del 3,2%.
Il governo sostiene che il nuovo censimento servirà a pianificare servizi essenziali, ma per molti cittadini la priorità è più immediata: ottenere un’identità riconosciuta. A Bunia, dove anni di violenze hanno costretto intere comunità a sfollare, l’accesso ai documenti è una delle principali preoccupazioni. Le tessere elettorali sono spesso l’unica forma di identificazione accettata, in assenza di carte d’identità nazionali diffuse. Secondo l’UNFPA, oltre il 65% dei congolesi ha meno di 25 anni: una popolazione giovane che rischia di crescere invisibile agli occhi dello Stato.
Per Gedeon Katembo, 36 anni, il censimento potrebbe finalmente creare un sistema solido per il rilascio dei documenti. L’operazione inizierà con una mappatura digitale: squadre sul campo identificheranno ogni area abitata prima della raccolta dei dati. La RDC è vasta oltre 2,3 milioni di km², con regioni difficili da raggiungere per strade dissestate, infrastrutture limitate e insicurezza persistente. Il Ministero della Pianificazione ha iniziato a reclutare operatori a giugno, ma nella RDC orientale la presenza di gruppi armati rende complesso raggiungere ogni comunità.





