Buenos Aires. Intervista al professor Leone Melillo (Università di Napoli “Parthenope” e Università di Buenos Aires) sull’attualità del modello azzurro, nel ricordo del suo maestro Luciano Russi e del miracolo Castel di Sangro.
L’analisi del professor Leone Melillo fotografa la straordinaria attualità della presidenza De Laurentiis, un modello di leadership vincente che poggia sulle solide basi della dottrina e del rigore finanziario.
La gestione del potere, le dinamiche della leadership e la capacità di incidere sul tessuto sociale attraverso lo sport sono da sempre al centro della riflessione scientifica. Per analizzare la straordinaria attualità del modello calcistico moderno di Aurelio De Laurentiis, abbiamo intervistato il professor Leone Melillo, docente presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e presso l’Università di Buenos Aires.
In questa conversazione, il professor Melillo analizza la figura del presidente del Calcio Napoli partendo dai suoi recenti successi, intrecciandone il profilo con la memoria del suo indimenticato maestro: Luciano Russi, storico rettore dell’Università di Teramo e carismatico presidente del Castel di Sangro.
Professor Melillo, partiamo dall’attualità più stretta e dirompente. Aurelio De Laurentiis sta dimostrando una capacità di gestione fuori dal comune, consolidando il Napoli ai vertici del calcio internazionale attraverso scelte coraggiose, investimenti mirati e un bilancio impeccabile. Da studioso delle dottrine politiche, come valuta ciò che il Presidente sta facendo in questo preciso momento storico?
«Ciò che Aurelio De Laurentiis sta facendo oggi con il Napoli rappresenta un vero e proprio manifesto di realismo politico applicato allo sport globale. De Laurentiis ha scardinato i vecchi dogmi del calcio italiano, superando il concetto superato del patron mecenate che spende oltre le proprie possibilità. La sua attuale gestione dimostra una leadership solida, autonoma e marcatamente decisionista.
Non cerca il consenso facile, ma persegue la sovranità economica come unica vera garanzia di successo a lungo termine. In un’epoca di fondi sovrani e speculazioni finanziarie, l’attualità del modello De Laurentiis ci dice che la pianificazione aziendale e la fermezza strategica sono le armi politiche più efficaci per rimanere competitivi ed emanciparsi dai debiti. È una lezione di “governance” pura».
Nel tracciare il profilo di De Laurentiis, il pensiero non può non andare a un’altra figura straordinaria che ha saputo unire accademia e sport, lasciando un segno indelebile: il professor Luciano Russi.
Che legame c’è tra lei e questa figura?
«Per me parlare di Luciano Russi significa toccare le corde più profonde della mia formazione. Luciano Russi è stato il mio Maestro. È colui che mi ha avviato e trasmesso la passione profonda per la Storia del pensiero politico, la materia che oggi ho l’onore di insegnare sia qui in Italia, all’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, sia in Argentina, presso l’Università di Buenos Aires.
Russi è stato una mente poliedrica, un intellettuale di frontiera capace di analizzare la società in tutte le sue sfaccettature. È stato il padre fondatore e lo storico Rettore dell’Università degli Studi di Teramo, che ha guidato per undici anni portandola a una straordinaria autonomia e autorevolezza.
Ma, oltre all’immenso spessore accademico, ha saputo applicare la sua visione culturale anche al calcio, diventando il presidente di quella straordinaria favola sportiva che fu il Castel di Sangro in Serie B negli anni Novanta».
Mettiamo a confronto i due caratteri e i due modelli, tenendo sempre al centro la modernità di De Laurentiis. Da un lato il Castel di Sangro di Luciano Russi, dall’altro il Napoli di Aurelio De Laurentiis.
Quali dinamiche politiche e umane emergono da questo parallelo?
«Siamo di fronte a due modelli speculari e altrettanto affascinanti di gestione del potere e della comunità. Luciano Russi intendeva lo sport come una forma alta di aggregazione sociale e democratica, un’estensione della sua attività intellettuale.
Il suo Castel di Sangro era un miracolo basato sulla “polis”, sul riscatto di una piccola comunità interna abruzzese che, attraverso il calcio, trovava una propria identità e centralità nazionale. Il carattere di Russi era quello del saggio inclusivo, del costruttore di istituzioni che sapeva motivare la squadra e l’ambiente con l’arma della cultura, dell’etica e della passione civile.
De Laurentiis, al contrario, rappresenta l’evoluzione globale e individualista di questo processo ed è qui che risiede la sua forza straordinaria. Il suo Napoli non è una favola romantica di provincia, ma una solida realtà industriale inserita in una metropoli globale. Se Russi cercava la coesione comunitaria del piccolo centro, De Laurentiis proietta Napoli nel mondo come un “brand” globale di successo.
Il carattere di De Laurentiis è fiero, a tratti accentratore, tipico di chi concepisce il comando come una responsabilità solitaria. Entrambi, però, condividono un tratto politico fondamentale: il rifiuto del compromesso al ribasso e la ferrea volontà di non fare mai il passo più lungo della gamba dal punto di vista finanziario. Due modi diversi di esercitare la leadership, ma l’azione odierna di De Laurentiis dimostra che il suo è l’unico modello sostenibile nel presente».
Lei insegna a Napoli e a Buenos Aires, due città unite visceralmente dal culto del calcio e della politica. Come viene percepito questo scontro tra il calcio romantico del passato e l’attualità manageriale di De Laurentiis?
«Questa è una dicotomia che vivo quotidianamente nelle mie aule e nelle mie ricerche tra la “Parthenope” e l’Argentina. A Buenos Aires, così come a Napoli, il calcio è vissuto come una vera e propria teologia politica del popolo. Il modello romantico alla Luciano Russi, legato al territorio e all’anima collettiva, esercita ancora un fascino nostalgico irresistibile. Tuttavia, i miei studenti comprendono che l’attualità ci impone di decodificare il presente.
Quello che De Laurentiis sta facendo dimostra che oggi la vera tutela del patrimonio sportivo e sentimentale di una città passa attraverso la rigidità dei bilanci e la lungimiranza manageriale. Senza la solidità della struttura aziendale, il romanticismo si trasforma rapidamente in fallimento.
La sfida della storia del pensiero politico applicata allo sport contemporaneo è proprio questa: capire come preservare l’anima popolare del gioco all’interno delle ferree regole del mercato globale, e De Laurentiis in questo è un maestro indiscusso».





