Un equipaggio australiano ha compiuto una delle operazioni più difficili mai tentate in Antartide: evacuare un membro di una spedizione statunitense dalla stazione di McMurdo nel pieno dell’inverno polare, tra temperature di -43°C, vento forte e totale assenza di luce solare.
La missione, definita “straordinaria” dalla compagnia aerea Skytraders, si è svolta venerdì scorso dopo una richiesta urgente del Programma Antartico degli Stati Uniti. Il volo, un Airbus A319 ribattezzato Snowbird 1, era decollato da Hobart, in Tasmania, ma ha subito un ritardo di 12 ore a causa di una tempesta di neve che ha reso impossibile raggiungere la pista di Ross Island. Il personale di terra ha dovuto lavorare per sei ore, a -45°C, per livellare la pista lunga 3 km composta da neve compatta. Solo allora l’aereo ha potuto tentare l’atterraggio.
A bordo c’erano quattro piloti, tra cui la capitana Louise Robertson, che ha raccontato alla BBC la complessità dell’operazione: “È la prima missione di questo tipo completata a luglio, nel buio più totale. Il primo giorno di luce sarebbe stato il 1° agosto”. Il marito, Rod Robertson, era ai comandi durante l’atterraggio. Il cap
itano Al Wallach ha sottolineato che il successo è merito di un lavoro congiunto: piloti, meteorologi, pianificatori, personale medico e addetti alla pista. “Ogni missione antartica richiede precisione assoluta, ma le operazioni invernali aumentano enormemente la complessità.
Le condizioni erano al limite delle capacità anche degli aerei più specializzati”. La Divisione Antartica Australiana ha elogiato la missione, definendola un esempio delle “solide collaborazioni internazionali” che sostengono la ricerca nel continente bianco.
Skytraders aveva già effettuato un’evacuazione simile nel 2020, ma allora le temperature erano “più miti”, intorno ai -30°C. Questa volta, invece, il salvataggio è avvenuto nel cuore dell’inverno antartico: un ambiente dove il buio è totale, il freddo estremo e ogni errore può essere fatale.





