L’8 agosto ricorrono 70 anni dalla tragedia di Marcinelle, nella miniera belga di Bois du Cazier, dove nel 1956 morirono 262 persone, tra cui 136 italiani.
La data è dal 2001 Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, mentre l’Unione europea punta a trasformarla anche in una giornata europea dedicata alle vittime degli infortuni sul lavoro, alla tutela e alla dignità dei lavoratori.
Nelle scorse settimane sono state inoltre identificate due nuove vittime tra i 14 corpi rimasti finora senza nome. Per il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, il 2026 assume un significato particolare anche per gli 80 anni della Repubblica italiana e dell’Accordo italo-belga “uomini contro carbone”, stipulato nel 1946 per favorire l’emigrazione di lavoratori italiani verso le miniere belghe. Un passaggio decisivo del secondo dopoguerra, ma legato anche alle dure condizioni di vita e di lavoro affrontate dagli emigranti.
“Quanto c’è ancora da imparare da Marcinelle!”, osserva mons. Felicolo, richiamando il trattamento subito in passato dagli italiani in Belgio e collegandolo alle condizioni di chi oggi arriva in Italia in cerca di un futuro migliore. Secondo Migrantes, quella memoria impone di interrogarsi sulle garanzie di lavoro, sulle possibilità abitative e sull’accoglienza dei migranti.
Il ruolo della Chiesa
La Fondazione ricorda inoltre il ruolo svolto dalla Chiesa accanto alle famiglie delle vittime e nel favorire l’integrazione degli italiani nella società belga. Marcinelle, sottolinea Felicolo, richiama ancora oggi tre principi fondamentali: “il diritto a un lavoro sicuro e a un alloggio decoroso; la dignità di tutti i migranti e il primato della persona sul profitto”.
Alla memoria dei minatori italiani è dedicato anche il podcast “Gli ultimi minatori. 8 agosto Marcinelle”, che raccoglie testimonianze di ex lavoratori emigrati in Belgio, tra discriminazioni, sacrifici e percorsi di riscatto.
“La tragedia di Bois du Cazier ci richiama a un impegno per il presente e per il futuro che non possiamo lasciare solo alle parole dei discorsi di rito”, conclude mons. Felicolo, auspicando scelte concrete, individuali e politiche, capaci di tradurre la memoria in cambiamento.





