A poche settimane dalla sconfitta alla Corte Suprema, Donald Trump torna a mettere mano al principio della cittadinanza per nascita, uno dei pilastri del diritto americano.
Giovedì, dallo Studio Ovale, il presidente ha firmato due nuovi decreti esecutivi: il primo amplia le definizioni di “non cittadini” i cui figli non avrebbero diritto alla cittadinanza automatica; il secondo vieta il cosiddetto “turismo delle nascite”, la pratica di donne straniere che partoriscono negli Stati Uniti per garantire ai figli la cittadinanza americana. “Questo avrebbe dovuto accadere anni fa, ma ce ne stiamo occupando ora”, ha dichiarato Trump, criticando la decisione della Corte Suprema che a giugno aveva confermato la validità del 14° Emendamento, in vigore da oltre 150 anni.
Il nuovo decreto esclude dalla cittadinanza automatica i bambini nati da genitori legati a gruppi terroristici, dipendenti di governi stranieri o coinvolti in frodi migratorie.
Il presidente ha definito la misura una tutela contro “attori stranieri malintenzionati” che sfrutterebbero la generosità americana. Accanto a lui, il consigliere Stephen Miller ha difeso il divieto al turismo delle nascite, sostenendo che “centinaia di migliaia di bambini” sarebbero nati negli Stati Uniti con questo scopo.
Tuttavia, secondo il Migration Policy Institute, le cifre reali oscillano tra 22.000 e 26.000 nascite l’anno, una “goccia nell’oceano” rispetto ai milioni di nascite complessive. Gli esperti di diritto costituzionale restano scettici. Gabriel Chin, docente all’Università della California, ha ricordato che il presidente può limitare l’ingresso di persone nel Paese, ma non può negare la cittadinanza a chi nasce sul suolo americano. “La questione è stata già risolta dalla Corte Suprema”, ha affermato, sottolineando i rischi di un nuovo scontro istituzionale.





