Il mondo si prepara a un nuovo shock alimentare. Secondo le analisi del Programma Alimentare Mondiale, il rapido sviluppo di El Niño potrebbe spingere circa 50 milioni di persone in una condizione di grave insicurezza alimentare entro la fine del prossimo anno.
Un incremento superiore a un quinto rispetto ai livelli attuali, che già coinvolgono centinaia di milioni di persone colpite da siccità prolungate in Africa e dall’aumento dei prezzi alimentari legato alla guerra in Medio Oriente.
Il fenomeno meteorologico, che si manifesta ciclicamente nel Pacifico e altera i modelli globali di precipitazione, è atteso come uno dei più intensi degli ultimi settant’anni. Alcuni esperti lo definiscono un “super El Niño”, pur senza riconoscimento ufficiale.
La sua forza è amplificata dalla crisi climatica: gli scienziati avvertono che la combinazione tra riscaldamento globale ed El Niño potrebbe portare al record assoluto di temperature, quest’anno o più probabilmente nel 2027.
Le regioni più vulnerabili saranno America Centrale e Meridionale, Caraibi e Africa meridionale, dove la scarsità di piogge minaccerà i raccolti e le scorte alimentari. Nell’Asia meridionale e sudorientale si prevede una riduzione delle precipitazioni con impatti severi sull’agricoltura.
In Africa meridionale, gli effetti più gravi si manifesteranno durante la stagione di magra 2027‑2028, quando le riserve accumulate si esauriranno. Il WFP ha stanziato almeno 80 milioni di dollari per interventi preventivi e sistemi di allerta, sperando di mitigare gli impatti.
Durante l’evento del 2015‑16, tra 60 e 100 milioni di persone furono colpite da insicurezza alimentare acuta, ma allora le misure di prevenzione non erano ancora operative. Oggi, tuttavia, gli sforzi sono ostacolati dalla mancanza di dati: alcune attività di monitoraggio sono state sospese per carenza di fondi.





