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Francesco Guccini, cantautore

Addio a Guccini, il poeta che trasformò la canzone nel racconto dell’Italia

Dall’Appennino alle piazze, dalle osterie alla memoria collettiva, il cantautore scomparso a 86 anni ha attraversato oltre mezzo secolo di storia con uno sguardo libero e anticonformista. Il cordoglio unanime delle istituzioni culmina con la proposta di una Medaglia della Camera alla memoria
venerdì, 7 Agosto 2026
4 minuti di lettura

Il mondo della musica e della cultura piange la scomparsa di un altro grande suo esponente del Nocevento e di questo inizio millennio: Francesco Guccini si è spento ieri mattina a 86 anni nella sua Pavana, sull’Appennino tra Toscana ed Emilia, il luogo che negli ultimi decenni aveva scelto come casa e rifugio. Accanto a lui, fino all’ultimo, la moglie Raffaella, la figlia Teresa e i parenti più stretti.

La famiglia ha reso noto che le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, nel rispetto delle sue volontà, mentre nel mese di settembre sarà organizzata una cerimonia commemorativa aperta a quanti vorranno rendergli omaggio. Con lui se ne va una delle figure più influenti della cultura italiana del secondo Novecento, un autore che ha trasformato la canzone in uno strumento di riflessione civile, memoria e racconto del Paese.

La sua produzione non ha mai seguito le logiche del mercato né quelle delle mode. Guccini ha costruito un percorso personale, riconoscibile fin dagli esordi, nel quale la musica ha dialogato con la letteratura, la storia, la filosofia e la cronaca. Le sue canzoni hanno restituito voce alle periferie, ai paesi dell’Appennino, alle osterie, agli ultimi, alle inquietudini di una società in trasformazione. Ogni disco ha aggiunto un tassello a un’opera che ha accompagnato oltre mezzo secolo di vita italiana senza perdere forza espressiva.

Dopo le esperienze come insegnante d’inglese e giornalista, ha pubblicato nel 1967 ‘Folk Beat n. 1’, un album che ha già racchiuso i temi destinati a caratterizzare tutta la sua produzione: l’impegno civile, il disincanto nei confronti del potere, il rapporto con il tempo e la ricerca delle proprie radici. Negli anni successivi ha firmato lavori come ‘Radici’, ‘Via Paolo Fabbri 43’ e ‘Amerigo’, dischi che lo hanno consacrato tra i principali interpreti del cantautorato italiano.

Senza retorica

La forza della sua scrittura ha sempre risieduto nella capacità di raccontare storie senza cedere alla retorica. Nei suoi versi hanno trovato spazio la guerra, la Resistenza, il lavoro, la provincia, gli amori finiti, gli amici perduti, le illusioni politiche e il trascorrere del tempo. Il privato e la storia collettiva si sono intrecciati fino a diventare un patrimonio condiviso da generazioni diverse.

Da ‘Dio è morto’, scritta per i Nomadi, fino a ‘La locomotiva’, ‘Auschwitz’, ‘L’avvelenata’, ‘Eskimo’, ‘Amerigo’ e ‘Canzone per un’amica’, Guccini ha consegnato alla musica italiana pagine destinate a superare il proprio tempo. L’impegno civile ha attraversato gran parte della sua produzione, ma lui ha sempre respinto le definizioni troppo strette. Più volte ha rifiutato l’etichetta di “cantautore della Sinistra”, spiegando di non essersi mai dichiarato comunista e di sentirsi piuttosto vicino a una sensibilità anarchica. Una precisazione che non ha modificato il senso delle sue opere, nelle quali ha continuato a scegliere gli ultimi, gli sconfitti e chi si opponeva al potere come protagonisti delle proprie storie.

Nel 2012 ha salutato il pubblico con ‘L’ultima Thule’, annunciando il ritiro dall’attività discografica. La musica, però, non ha rappresentato l’unico terreno della sua creatività. Alla narrativa aveva già dedicato una parte importante della propria vita, pubblicando romanzi, racconti autobiografici e saggi che hanno riportato al centro l’Appennino, i dialetti e la memoria delle comunità di confine. Opere come ‘Cròniche Epafàniche’, ‘Vacca d’un cane’, il ciclo di gialli scritto con Loriano Macchiavelli, ‘Le parole del mugnaio’ e il ‘Dizionario del dialetto di Pàvana’ hanno confermato la volontà di custodire un patrimonio culturale che rischiava di scomparire.

Ultimi anni

Negli ultimi anni non ha interrotto del tutto il rapporto con la musica. Nel 2019 ha partecipato al progetto ‘Note di viaggio’, realizzato con Mauro Pagani, nel quale numerosi artisti hanno reinterpretato il suo repertorio. Tre anni più tardi ha pubblicato ‘Canzoni da intorto’, seguito da ‘Canzoni da osteria’, due lavori dedicati ai canti popolari, alla Resistenza e alla tradizione anarchica, quella stessa tradizione che aveva conosciuto nelle osterie bolognesi e che aveva contribuito alla sua formazione artistica.

Anche il cinema ha trovato spazio nel suo percorso. Dopo documentari e film-concerto ha recitato in ‘Radiofreccia’ di Luciano Ligabue e in alcune pellicole di Leonardo Pieraccioni, mostrando un volto diverso rispetto a quello del cantautore impegnato. Nemmeno la scelta di una vita appartata a Pavana lo ha allontanato dall’attualità. Nel 2024 ha lasciato il social X, spiegando di non voler più utilizzare una piattaforma che, a suo giudizio, contribuiva a orientare il dibattito pubblico e il pensiero politico.

Tra sogno e rabbia

Il cordoglio ha attraversato l’intero arco politico e istituzionale. La Segretaria del Pd Elly Schlein ha ricordato Guccini come l’artista che “con la chitarra e con le parole” ha raccontato “le ingiustizie, i sogni, le rabbie e le speranze del nostro Paese”, l’Italia delle province, delle fabbriche e delle partenze, sottolineando come non abbia mai smesso di stare “dalla parte degli ultimi” e di dire la verità anche quando risultava scomoda. Da Genova la Sindaca Silvia Salis ha richiamato il rapporto speciale costruito dal cantautore con la città, dai numerosi concerti fino a ‘PiazzaAlimonda’, il brano dedicato ai fatti del G8 del 2001, e alla partecipazione al progetto ‘Crêuza de mä pe Zêna’ per il Memoriale delle vittime del Ponte Morandi.

Il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha posto l’accento sul legame con Pavana, “luogo dell’anima” che ha ispirato canzoni e libri, mentre il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca lo ha definito “uno dei più grandi narratori del nostro Paese”, capace di trasformare memoria e vita quotidiana in patrimonio comune.
Tra i ricordi più personali spicca quello di Romano Prodi, che ha parlato della perdita di “un amico” incontrato appena poche settimane fa. Matteo Renzi ha salutato il cantautore citando alcuni dei suoi brani più amati, mentre Pier Ferdinando Casini gli ha rivolto un semplice “Ciao Francesco”, ricordando come le sue canzoni abbiano accompagnato intere generazioni.

Medaglia della Camera

Messaggi sono arrivati tra gli altri anche da Beatrice Lorenzin, Debora Serracchiani, Anna Ascani, Sandro Ruotolo e dagli esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura, che hanno indicato Guccini come una figura capace di superare appartenenze politiche e generazionali. Anche Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera, pur ricordando la distanza delle rispettive idee politiche, ha riconosciuto il valore universale della sua opera e ha annunciato la proposta di una commemorazione a Montecitorio con la consegna della Medaglia della Camera alla memoria. Un omaggio condiviso anche da Luca Zaia, che ha descritto Guccini come una voce capace di trasformare luoghi, persone e sentimenti nella geografia emotiva dell’Italia.

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