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Iran, Teheran smentisce Trump: “Nessun negoziato con gli Usa. Colloqui solo con l’Oman”

Hormuz chiuso fino alla fine del conflitto. Petrolio in forte calo. A Gaza la Jihad islamica aderisce al piano Usa mentre proseguono i raid israeliani
martedì, 4 Agosto 2026
2 minuti di lettura

L’Iran ha smentito l’annuncio di Donald Trump sulla ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti e ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino alla cessazione della guerra. “Al momento non stiamo conducendo alcuna trattativa con gli Stati Uniti”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei, precisando che negli ultimi sette-otto giorni Teheran ha discusso soltanto con l’Oman la creazione di una rotta marittima sicura.

Un’intesa con Mascate, ha spiegato, sarebbe “una condizione necessaria” per la riapertura dello Stretto, ma non sufficiente: finché continueranno gli attacchi americani e israeliani e il blocco navale statunitense, “non ci saranno cambiamenti importanti”. Teheran ha inoltre escluso l’esistenza di un nuovo canale negoziale attraverso la Cina, riconoscendo invece il ruolo di mediazione svolto da Pakistan e Qatar.

Trump ferma l’attacco

La versione iraniana contrasta con quella della Casa Bianca. Trump aveva annunciato che i colloqui sarebbero ripresi ieri pomeriggio e aveva parlato di un’intesa su Hormuz, alla quale dovrebbe seguire un accordo sulla “denuclearizzazione” dell’Iran. Il presidente americano ha inoltre affermato di avere annullato un attacco “massiccio”, definito il più grande dalla Seconda guerra mondiale, dopo le richieste di Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e della stessa Teheran.

Secondo Trump, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman gli avrebbe indicato come prioritaria la soluzione diplomatica: “Preferirebbero di gran lunga un accordo a un attacco, perché non si sa dove possano portare questi attacchi”. Fonti pakistane hanno però precisato che non sono ancora stati definiti né una data né una sede per eventuali colloqui diretti; tra le ipotesi figurano Islamabad e Doha. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha dichiarato che Teheran non vuole un allargamento del conflitto, ma “agirà con tutta la propria forza” per difendere sicurezza, interessi nazionali e integrità territoriale.

Petrolio in calo

L’annuncio dello stop all’attacco americano ha fatto scendere nettamente il prezzo del petrolio. Il Wti ha perso il 6,87%, attestandosi a 78,85 dollari al barile, mentre il Brent è arretrato del 5,34% a 83,25 dollari. Resta però critica la situazione delle rotte marittime. Prima della guerra da Hormuz transitava circa il 20% del commercio mondiale di petrolio. Anche il traffico attraverso Bab el-Mandeb è rallentato dopo il blocco annunciato dagli Houthi contro i porti sauditi: secondo Kpler, domenica sono transitate 18 navi mercantili, contro le 27 di sabato e le 28 di venerdì.

Solo due petroliere cariche di greggio saudita hanno attraversato lo Stretto dall’inizio delle nuove minacce. Teheran ha inoltre affermato di avere abbattuto un drone americano MQ-9 Reaper sopra Hormuz, senza però diffondere immagini o video. Gli Stati Uniti non hanno confermato. Al largo dell’Oman, il comandante di una petroliera ha segnalato un’esplosione nelle immediate vicinanze dell’imbarcazione, senza danni né vittime.

Gaza e Libano

Nella Striscia di Gaza, la Jihad islamica palestinese avrebbe aderito alla seconda fase del piano Trump, accettando il principio del disarmo. Restano tuttavia irrisolti i nodi centrali: Israele pretende che Hamas consegni prima le armi, mentre le fazioni palestinesi chiedono come condizione preliminare la fine dei raid e l’avvio del ritiro israeliano. L’esercito israeliano ha continuato a colpire la Striscia, dove ieri sono state segnalate almeno tredici vittime civili.

Israele ha inoltre presentato tre obiezioni al piano: le armi dovrebbero uscire da Gaza e non essere soltanto immagazzinate; Qatar e Turchia dovrebbero essere esclusi dal meccanismo di controllo; l’esercito israeliano vorrebbe mantenere libertà d’azione anche nelle aree affidate alla futura forza internazionale. In Libano, l’agenzia ufficiale Nna ha accusato Israele di avere impiegato bombe al fosforo contro uliveti e pinete a Yaroun, Arnoun e Bint Jbeil, provocando vasti incendi. Nuovi colloqui tra Israele e Libano sono previsti oggi a Roma, con la partecipazione anche di delegazioni militari.

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