A novembre, Voyager 1, l’oggetto artificiale più distante dalla Terra, scriverà un nuovo capitolo della storia dell’esplorazione spaziale. Quarantanove anni dopo il lancio, la sonda raggiungerà la distanza di un giorno luce, pari a circa 25,9 miliardi di chilometri, ovvero lo spazio percorso dalla luce in 24 ore. La NASA ha annunciato che il traguardo sarà raggiunto il 18 novembre, alle 2:16 del mattino (ora del Pacifico), aggiungendo un altro primato alla lunga lista di successi della missione. Grande quanto una piccola automobile, Voyager 1 ha viaggiato per quasi mezzo secolo alla velocità di 61.100 km/h, dopo essere stata lanciata il 5 settembre 1977 da Cape Canaveral.
La sua gemella, Voyager 2, era partita poche settimane prima, ma Voyager 1, più veloce, ha superato la compagna e ha ricevuto la designazione “1”. Originariamente progettate per esplorare Giove e Saturno, le due sonde hanno ampliato la loro missione verso i confini del sistema solare. Le sonde sono alimentate da generatori termoelettrici a radioisotopi, che utilizzano plutonio. Con il passare degli anni, la produzione di energia è diminuita e la NASA ha spento progressivamente gli strumenti scientifici per prolungarne la vita. A bordo portano il celebre Golden Record, un disco placcato in oro contenente suoni naturali della Terra, musica, fotografie e saluti in 55 lingue, incluso il coreano.
Il disco, progettato per durare un miliardo di anni, include anche un messaggio dell’allora presidente Jimmy Carter, che descriveva il contenuto come “un dono da un piccolo mondo lontano” e un simbolo della speranza di un futuro incontro con altre civiltà. Su proposta dell’astronomo Carl Sagan, le sonde hanno anche rivolto le loro telecamere verso il sistema solare interno dopo aver superato Nettuno, nonostante i rischi per le lenti. Da quell’idea nacque la celebre immagine “Pale Blue Dot”, una delle fotografie più iconiche della storia della scienza.





