Le autorità antitrust dell’Unione Europea hanno dato mercoledì il via libera alla maxi‑fusione da 110 miliardi di dollari tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery (WBD), segnando una tappa decisiva nel percorso regolatorio dell’operazione. L’approvazione arriva con condizioni significative, mentre negli Stati Uniti la fusione resta temporaneamente sospesa a causa di una causa intentata da procuratori generali statali. Per ottenere l’ok europeo, Paramount ha accettato di cedere la propria partecipazione nella joint venture di distribuzione cinematografica con United International Pictures e si è impegnata a non stipulare accordi di distribuzione con Universal per 10 anni in Europa.
L’azienda ha celebrato l’approvazione come una conferma che la fusione “amplierà la scelta per i consumatori” e permetterà di investire in più progetti creativi, creando un gigante dei media capace di competere con le grandi aziende tecnologiche che dominano il settore. La Commissione Europea è solo l’ultima di 65 giurisdizioni che hanno approvato o non contestato l’operazione. Anche il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva già dato il proprio via libera. Tuttavia, la fusione è ora ostacolata da una causa intentata da una coalizione guidata dal procuratore generale della California, Rob Bonta, che sostiene che l’operazione ridurrebbe la concorrenza nel mercato dell’intrattenimento.
La causa contesta l’unione di due colossi: Paramount e Warner Bros., un vasto portafoglio di canali televisivi e i servizi di streaming HBO Max e Paramount+. L’approvazione europea rafforza la posizione di Paramount e WBD sul piano internazionale, ma il futuro dell’accordo dipenderà ora dall’esito della battaglia legale negli Stati Uniti, dove il fronte antitrust appare più diviso che mai.





