Gli Stati Uniti hanno completato la nona notte consecutiva di bombardamenti sull’Iran, a cui Teheran ha risposto con nuovi attacchi contro installazioni militari americane in Kuwait, Giordania e Siria. L’escalation si è estesa anche allo Stretto di Hormuz, dove almeno un’imbarcazione è stata segnalata in fiamme e le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato il danneggiamento di due petroliere.
Il Centcom ha dichiarato di avere colpito centri di comando, sistemi di difesa aerea e sorveglianza costiera, capacità navali, postazioni per il lancio di missili e droni e reti di comunicazione. Secondo il Comando centrale americano, le operazioni mirano a ridurre le capacità utilizzate dall’Iran contro le navi commerciali in transito nel Golfo.
“Abbiamo colpito l’Iran molto duramente”, ha detto Donald Trump al ritorno a Washington, sostenendo che i raid siano stati condotti in onore dei militari americani uccisi negli attacchi iraniani degli ultimi giorni. Il presidente ha parlato di “due, forse tre” vittime, definendole “grandi patrioti”.
Attacchi in Kuwait e Giordania
I Pasdaran hanno rivendicato un’offensiva con droni contro diverse installazioni statunitensi in Kuwait. Secondo l’agenzia Tasnim, sarebbero stati distrutti un radar, un deposito di equipaggiamenti e parti di ricambio e un hangar per droni MQ-9 nella base aerea di Ali Al Salem. Le autorità kuwaitiane hanno confermato l’attivazione delle difese aeree contro “attacchi ostili”, senza fornire notizie su eventuali danni o vittime.
Le Guardie rivoluzionarie hanno inoltre annunciato di avere colpito con missili balistici aerei da trasporto e velivoli di comando statunitensi schierati nell’aeroporto di Aqaba, in Giordania, provocando a loro dire “gravi danni”. La rivendicazione non è stata confermata da fonti indipendenti.
Teheran ha riferito anche di un “attacco a sorpresa” contro un centro di comando delle operazioni speciali ad Al-Tanf, in Siria, come rappresaglia per l’uccisione di tre soldati iraniani a Iranshahr. Una fonte militare siriana ha tuttavia smentito che l’attacco sia avvenuto.
Petrolio in rialzo
Le Guardie rivoluzionarie hanno avvertito che lo Stretto di Hormuz non sarà sicuro per il trasporto di petrolio e gas finché proseguiranno le operazioni americane. L’Uk Maritime Trade Operations ha segnalato un’imbarcazione in fiamme otto miglia a nord-ovest di Kumzar, in Oman, precisando che le cause dell’incendio non sono ancora state accertate.
L’allargamento del conflitto ha spinto il Brent oltre i 90 dollari al barile, con un aumento del 3%. Il rincaro dell’energia ha riacceso i timori sull’inflazione e pesato sulle Borse asiatiche, mentre Washington si prepara, secondo il Washington Post, alla possibilità di operazioni più ampie. Un funzionario statunitense ha però avvertito che la riduzione delle scorte di munizioni e sistemi di difesa aerea potrebbe limitare la capacità americana di sostenere a lungo il conflitto.





