Ogni primavera, a Gerusalemme, il Muro Occidentale si riempie non solo di preghiere, ma anche dei richiami acuti dei rondoni comuni, tornati dopo una migrazione di oltre 4.500 chilometri dall’Africa. Un rabbino li accoglie con una cerimonia antica, mentre uomini e donne pregano sotto il loro volo circolare. Secondo i ricercatori, questi uccelli dalle ali a falce nidificano nelle fessure delle pietre del Muro da duemila anni, fin dai tempi di Erode. Oggi sono stati censiti 88 nidi. La Bibbia stessa li cita: Geremia contrappone la loro fedeltà ai tempi della migrazione all’incapacità del popolo di riconoscere il giudizio divino. Per molti fedeli, come Sarah Wurtzel, vedere i rondoni è un atto spirituale: “Ogni istante in cui Dio permette loro di volare, quanto più veglia su di noi?”.
In una città segnata da tensioni politiche e religiose, i rondoni sono diventati simboli di pace. Nidificano presso il Muro del Pianto, la Moschea di Al‑Aqsa e la Chiesa del Santo Sepolcro, unendo idealmente le tre grandi religioni monoteiste. L’artista britannico Mark Coreth ha persino creato un ulivo con una chioma di rondoni, installato nel cortile dell’ospedale oculistico di San Giovanni, e ha collocato sculture simili a Gaza e in Cisgiordania. “Dove la colomba non ha portato pace, speriamo che il rondone ci riesca”, afferma Amnonn Hahn, presidente degli Amici del Rondone. Ma la loro sopravvivenza è minacciata.
In Europa, i rondoni sono diminuiti del 70% dagli anni ’90, a causa del crollo degli insetti, del clima instabile e della perdita di siti di nidificazione. Anche in Israele, i moderni edifici in vetro non offrono più ripari. I rondoni sono costretti a deporre in fessure minuscole: quando i piccoli crescono, spesso cadono fuori dal nido. Hahn, 72 anni, dedica la vita a salvarli. Corre per Gerusalemme ogni primavera per recuperare i nidiacei caduti, affidandoli a rondoni adottivi nelle cassette nido che ha installato in scuole e case.





