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NATO: l’Italia conferma l’obiettivo del 5% per difesa e sicurezza. Meloni: “Impegni sostenibili senza togliere risorse ad altre priorità”

venerdì, 10 Luglio 2026
1 minuto di lettura

«La scelta dell’Italia di aderire al nuovo obiettivo NATO che prevede investimenti pari al 5% del PIL in difesa e sicurezza entro il 2035, era stato formalizzato al vertice NATO dell’Aia del giugno 2025 e confermato dal governo italiano come parte della strategia di rafforzamento della sicurezza europea in un contesto internazionale caratterizzato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crescente instabilità geopolitica – ricorda il Segretario Nazionale Italia Moderata Antonio Sabella, convinto della spiegazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui l’obiettivo sarà raggiunto nell’arco di dieci anni».

A proposito dell’affermazione della premier, che ha parlato di “impegni sostenibili”, considerando che l’incremento della spesa non comporterà la sottrazione di risorse ad altre priorità nazionali, Sabella ricapitola: «Ricordiamo alle opposizioni in fermento, che effettivamente il nuovo target NATO prevede che il 3,5% del PIL sia destinato alla difesa in senso stretto e un ulteriore 1,5% a spese collegate alla sicurezza nazionale. La misura è stata adottata dall’Alleanza di governo in risposta alle richieste degli Stati Uniti di un maggior contributo europeo alla sicurezza collettiva».

Sullo sfondo delle tensioni emerse tra il presidente statunitense Donald Trump e diversi alleati europei in relazione alla crisi iraniana e al tema della condivisione degli oneri all’interno della NATO, Trump ha più volte sostenuto che gli alleati europei dovrebbero assumere maggiore responsabilità relative alla propria sicurezza e investire maggiormente nelle capacità di difesa.

Mentre sul piano costituzionale, si ricorda che la partecipazione italiana alle missioni internazionali resta disciplinata dall’articolo 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa contro la libertà degli altri popoli. La partecipazione alle attività NATO e alle missioni internazionali continua pertanto a essere regolata dai meccanismi previsti dal diritto internazionale, dalle decisioni parlamentari e dagli accordi sottoscritti dal Paese nell’ambito delle alleanze di cui fa parte.

Il dibattito non è peraltro nuovo alle relazioni Italia/Stati Uniti e richiama alcuni precedenti storici nei rapporti tra Roma e Washington. Il più noto è la crisi di Sigonella del 1985, quando il governo guidato da Bettino Craxi si oppose alle richieste statunitensi relative ai responsabili del sequestro della nave Achille Lauro. L’episodio provocò un forte confronto diplomatico con l’amministrazione Reagan e viene spesso ricordato come uno dei momenti in cui l’Italia rivendicò la propria autonomia decisionale pur rimanendo nel quadro dell’alleanza atlantica.

Ancora prima, durante il periodo tra le due guerre mondiali, vari governi europei rivendicarono il principio della sovranità nazionale nelle decisioni di politica estera e militare, un tema che continua a riemergere nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra difesa nazionale, integrazione europea e alleanze internazionali.

Oggi la discussione è tutta concentrata sulla capacità dell’Europa di rafforzare la propria sicurezza, mantenendo al tempo stesso il legame transatlantico, in un contesto in cui l’autonomia strategica europea e la cooperazione con gli Stati Uniti vengono considerate da molti governi obiettivi complementari e non alternativi».

Segretario Nazionale Italia Moderata Antonio Sabella

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