Settant’anni dopo la sua esecuzione, la figura di Ruth Ellis, l’ultima donna impiccata nel Regno Unito, torna al centro della storia giudiziaria britannica. Mercoledì, su richiesta del governo, Re Carlo III ha concesso una commutazione simbolica della sua condanna a morte, trasformandola in ergastolo. Una decisione definita dall’esecutivo come il riconoscimento di una “ingiustizia storica”. Ellis fu giustiziata nel 1955 per l’omicidio del suo partner, David Blakely. All’epoca, il processo fu rapido e severo, e la donna non poté presentare elementi che oggi sarebbero considerati cruciali: secondo il governo, Ellis era vittima di abusi domestici, coercizione e comportamenti controllanti che “oggi sarebbero compresi in modo diverso”.
La richiesta era stata presentata da quattro nipoti di Ellis. Già vent’anni fa, la sorella Muriel Jakubait aveva tentato di far ridurre postumamente il verdetto a omicidio preterintenzionale, sostenendo che Ellis avesse agito sotto provocazione. Il perdono reale è un potere prerogativo del sovrano, ma viene esercitato solo su raccomandazione del governo. La decisione non modifica la storia giudiziaria del Paese, ma rappresenta un riconoscimento formale del contesto di violenza che circondò il caso Ellis.
La pena di morte per omicidio fu abolita nel 1965, mentre l’ultima esecuzione nel Regno Unito risale al 1964, quando due uomini furono impiccati. La pena capitale rimase formalmente nel codice fino al 1998, ma non veniva più applicata. Il caso Ellis è da decenni oggetto di dibattito pubblico, studi accademici e campagne per la revisione storica. La sua vicenda è spesso citata come esempio delle distorsioni giudiziarie che colpivano le donne vittime di violenza domestica in un’epoca in cui tali dinamiche non erano riconosciute né comprese.




