Alberta e Ontario hanno riaperto un dossier che sembrava sepolto da quasi un decennio: la costruzione di un oleodotto di 3.300 chilometri per trasportare il petrolio dell’Ovest canadese verso Sarnia, nel cuore industriale dell’Ontario. L’annuncio, arrivato lunedì, punta a ridurre la dipendenza dalle infrastrutture statunitensi e ad aprire nuove rotte di esportazione, fino alla costa atlantica. La premier dell’Alberta, Danielle Smith, ha dichiarato che la nuova infrastruttura potrebbe trasportare 500.000 barili al giorno, con un potenziale di crescita fino a 800.000.
L’idea, nelle intenzioni dei promotori, sarebbe quella di creare un corridoio energetico che unisca Hardisty all’Atlantico, permettendo al Canada di esportare petrolio direttamente verso l’Europa. Il ministro dell’Energia dell’Ontario, Stephen Lecce, ha sottolineato la vulnerabilità attuale. Da qui la richiesta di un’infrastruttura “sovrana” che colleghi direttamente Alberta e Sarnia. La sicurezza energetica canadese è sotto pressione da anni, soprattutto per le tensioni attorno alla Line 5, l’oleodotto di Enbridge che attraversa il Michigan.
Il governatore dello Stato ne chiede la chiusura dal 2017, dopo la scoperta di lacune nel rivestimento protettivo e un incidente del 2018 in cui un’ancora danneggiò la condotta sotto lo Stretto di Mackinac. Una rottura potrebbe provocare una catastrofe ambientale nei Grandi Laghi. Il nuovo oleodotto dovrà affrontare ostacoli enormi: finanziamenti, approvazioni federali e provinciali, consultazioni con le popolazioni indigene e inevitabili battaglie legali. Nel frattempo, Alberta spinge su più fronti. La scorsa settimana Smith e il primo ministro federale Mark Carney hanno rilanciato un progetto separato: un oleodotto lungo la costa del Pacifico, finanziato dai contribuenti, per aumentare le esportazioni verso l’Asia.





