La tassazione dei servizi digitali continua a garantire entrate superiori alle previsioni dello Stato, mentre il nuovo sistema internazionale pensato per colpire gli utili delle multinazionali resta lontano dagli obiettivi fissati alla vigilia della sua introduzione. È il quadro delineato dall’analisi del Centro Studi Unimpresa sui dati della Corte dei conti, che mette a confronto l’andamento della web tax italiana e quello della Global Minimum Tax nel primo anno di applicazione.
Nel 2025 la web tax ha generato un gettito di 637,1 milioni di euro, contro i 454,7 milioni registrati nel 2024. L’aumento è pari a 182,4 milioni, con una crescita del 40,1% su base annua.
Il confronto con il 2023 evidenzia un incremento del 62,8%, dal momento che due anni fa il gettito si era fermato a 391,3 milioni di euro. Per il terzo anno consecutivo il risultato supera le stime formulate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Nel 2025 la previsione definitiva indicava entrate pari a 590,9 milioni di euro, mentre il consuntivo ha raggiunto 637 milioni, con uno scarto positivo di 46,1 milioni, pari al 7,8%. Anche negli anni precedenti il gettito aveva oltrepassato le aspettative: nel 2023 gli incassi erano stati superiori del 29% rispetto alle stime iniziali, mentre nel 2024 il divario aveva raggiunto il 16,2%.
Secondo Unimpresa, questo andamento riflette la crescita dei ricavi digitali realizzati in Italia dai grandi operatori internazionali e la difficoltà dei modelli previsionali nel misurare l’evoluzione del settore. A incidere sui risultati del 2025 ha contribuito anche la modifica introdotta con la legge di bilancio, che ha ampliato la platea dei soggetti interessati dall’imposta.
Fatturato mondiale
Fino allo scorso anno la web tax si applicava soltanto alle imprese con ricavi da servizi digitali in Italia superiori a 5,5 milioni di euro e con un fatturato globale oltre i 750 milioni. Dal 2025 la soglia nazionale è stata eliminata. Resta il limite del fatturato mondiale, ma tutti i ricavi prodotti nel mercato italiano rientrano nella base imponibile. L’aliquota rimane fissata al 3%. La riforma ha inoltre introdotto un nuovo calendario dei versamenti.
Le imprese devono corrispondere un acconto pari al 30% dell’imposta dovuta per l’anno precedente entro il 30 novembre, mentre il saldo resta fissato al 16 maggio dell’anno successivo. Il nuovo meccanismo anticipa una parte delle entrate e rende più prevedibile il flusso di cassa per l’Erario. I dati del consuntivo mostrano anche una sostanziale coincidenza tra somme accertate e importi riscossi.
Nel 2025 gli accertamenti hanno raggiunto 637.072.986 euro, mentre i versamenti si sono attestati a 637.025.017 euro. Lo scarto risulta minimo e indica un livello contenuto di contenzioso e un’elevata adesione agli obblighi fiscali da parte dei contribuenti interessati.
Diverso il quadro della Global Minimum Tax, il sistema nato in sede Ocse e recepito dall’Unione europea con la direttiva 2022/2523, che introduce un’imposizione minima del 15% sui profitti delle grandi multinazionali. Il 2025 rappresenta il primo esercizio di applicazione, ma il gettito risulta molto inferiore alle attese.
Accertamenti
A fronte di una previsione di 381 milioni di euro, gli accertamenti si fermano a 46,3 milioni, mentre gli incassi effettivi raggiungono 40,8 milioni. Restano ancora da versare poco più di 5,5 milioni. Il rendimento corrisponde al 12,2% delle stime iniziali e lascia un divario di oltre 330 milioni rispetto agli obiettivi indicati. Il Vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora osserva che il confronto tra i due strumenti mette in evidenza risultati opposti.
La web tax continua a produrre entrate superiori alle attese, mentre la Global Minimum Tax incontra difficoltà nella fase di avvio. Secondo Spadafora, il divario tra previsioni e gettito conferma la complessità degli adempimenti previsti dal nuovo sistema e la necessità di una semplificazione normativa, anche per ridurre gli oneri sostenuti dalle imprese italiane che operano sui mercati esteri.
Il confronto tra i due strumenti restituisce quindi un quadro a doppia velocità. Da una parte la web tax consolida il proprio ruolo tra le entrate tributarie e continua a superare le stime formulate dal Mef. Dall’altra la Global Minimum Tax chiude il primo anno di applicazione con un gettito pari a poco più di un decimo delle previsioni, un risultato che impone una verifica dell’efficacia del nuovo impianto fiscale internazionale e della sua capacità di raggiungere gli obiettivi per i quali è stato introdotto.





