L’Iran alza ulteriormente la tensione nel Kurdistan iracheno. Due droni Hadid-110 sono stati lanciati dal territorio iraniano contro l’ufficio del primo ministro della regione autonoma, Masrour Barzani, e contro la residenza del capo dell’agenzia di sicurezza nel distretto di Pirmam, nella provincia di Erbil. Non sono state segnalate vittime. La direzione generale dell’Antiterrorismo curdo ha definito l’attacco “del tutto inaccettabile”, avvertendo che i responsabili “si assumeranno la piena responsabilità delle conseguenze”.
Barzani ha parlato di una “pericolosa escalation”, mentre l’attacco arriva in una fase particolarmente delicata nei rapporti tra Teheran e Washington. Proprio oggi scadono infatti i sessanta giorni previsti dal memorandum del 17 giugno tra Stati Uniti e Iran per cercare un’intesa sulla revoca delle sanzioni e sul dossier nucleare.
Teheran contesta però che esista una vera e propria scadenza. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha definito il termine “completamente irrilevante”, sostenendo che Washington avrebbe violato il memorandum poche settimane dopo la firma e che, per questo, i colloqui previsti non sono mai iniziati. Secondo Baghaei, l’accordo stabiliva un periodo di sessanta giorni per negoziare, prorogabile in caso di mancato accordo, ma non prevedeva alcun ultimatum vincolante.
Hormuz, colloqui con l’Oman
La tensione si riflette anche sul dossier dello Stretto di Hormuz. Baghaei ha confermato che proseguono i colloqui con l’Oman per definire una rotta di transito marittimo sicura, spiegando che il negoziato è rallentato dalle “complessità di sicurezza” e accusando Stati Uniti e Israele di avere imposto instabilità nella regione. Il meccanismo dovrebbe garantire allo stesso tempo, secondo Teheran, i diritti sovrani di Iran e Oman e il passaggio delle navi commerciali.
Sul fronte diplomatico, l’Iran ha inoltre smentito l’esistenza di un nuovo canale di mediazione con Washington dopo le indiscrezioni secondo cui esponenti curdi avrebbero cercato di aprire un contatto diretto con i Pasdaran. Baghaei ha ribadito che Pakistan e Qatar continuano a svolgere un ruolo di mediazione, ma ha sostenuto che il vero ostacolo resta “il tipo di visione” dell’amministrazione americana.
A rendere ancora più incerto il quadro contribuisce la posizione dei Guardiani della rivoluzione. Il generale Yadollah Javani ha affermato che la dottrina militare iraniana si sta spostando verso una “massima deterrenza” e ha avvertito che il nemico deve aspettarsi “sorprese strategiche”, lasciando intendere che Teheran considera ormai sempre più sottile il confine tra difesa e risposta offensiva.
Hamas a Kushner: “Impegno al disarmo di Gaza”
I leader di Hamas hanno confermato a Jared Kushner, inviato e consigliere del presidente Usa Donald Trump, il loro impegno al disarmo e alla smilitarizzazione della Striscia di Gaza. Lo riferisce Axios, secondo cui l’incontro in Egitto è durato circa 90 minuti ed è stato definito “molto produttivo”. I rappresentanti del movimento avrebbero chiesto a Kushner di riferire a Trump che sono determinati a rispettare l’impegno assunto.
Washington chiede però fatti concreti. “Vogliamo vedere sforzi reali e non solo parole”, ha riferito una fonte citata da Axios, sottolineando che per gli Stati Uniti “non c’è margine di trattativa sul disarmo in sé”. Kushner avrebbe ricordato ai dirigenti di Hamas di avere impiegato quattro mesi per accettare la smilitarizzazione e li avrebbe invitati a compiere passi concreti, assicurando che gli Stati Uniti vigileranno anche sul rispetto degli impegni israeliani.
Hamas ha inoltre dichiarato di essere pronto a trasferire il controllo civile della Striscia al governo palestinese una volta operativo a Gaza, impegnandosi a non interferire nella sua attività. Kushner ha incontrato anche il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, secondo il quale la stabilizzazione di Gaza contribuirebbe a ridurre l’instabilità dell’intera regione.





