A sei anni esatti dall’entrata in vigore dell’US‑Mexico‑Canada Agreement (USMCA), la Casa Bianca ha annunciato l’intenzione di porre fine all’intesa che per anni ha garantito stabilità economica tra le tre maggiori economie del Nord America. L’amministrazione Trump ha comunicato che non rinnoverà il trattato, ma avvierà dieci anni di negoziati per ridefinirne i termini o sostituirlo con accordi bilaterali separati con Messico e Canada. La decisione segna una svolta clamorosa per un presidente che nel 2018 aveva negoziato e firmato l’USMCA dopo aver abbandonato il NAFTA, definendo il nuovo patto “il miglior accordo commerciale mai concluso dagli Stati Uniti”.
Oggi, la stessa amministrazione sostiene che l’intesa non abbia raggiunto l’obiettivo di riequilibrare i flussi commerciali. Considerato uno dei pochi pilastri di stabilità nel turbolento panorama del commercio globale, il possibile collasso dell’USMCA alimenta incertezza economica per imprese e investitori. Tuttavia, la Casa Bianca ha precisato che non intende prolungare i colloqui per l’intero decennio: il meccanismo di revisione periodica, noto come Joint Review, servirà a garantire che ogni nuovo accordo “metta l’America al primo posto”. Il presidente ha fatto dei dazi globali il fulcro della sua politica economica, criticando le esenzioni previste per i prodotti conformi all’USMCA.
Le tensioni con Ottawa si sono accentuate dopo le misure di ritorsione adottate dal Canada contro i dazi statunitensi, mentre il Messico, più prudente, è già in trattativa con Washington per il futuro del patto. Il ministro canadese Dominic LeBlanc ha ribadito il sostegno “incrollabile” di Ottawa all’accordo, ricordando che l’USMCA resta in vigore fino al 2036 e può essere rinnovato per altri 16 anni. Le grandi aziende americane, riunite nella Business Roundtable, hanno chiesto di “rafforzare e prolungare l’USMCA” per ridurre attriti regolatori e mantenere la competitività del continente.





