Decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato in oltre cento città francesi per denunciare la violenza sessuale e chiedere riforme dopo lo stupro e l’omicidio di Lyhanna, una bambina di 11 anni trovata morta a Fleurance, nel sud‑ovest del Paese.
La sua scomparsa, avvenuta il 29 maggio, e la successiva scoperta del corpo hanno scosso la Francia, alimentando indignazione e rabbia verso un sistema giudiziario percepito come incapace di proteggere i minori.
Il principale sospettato, un uomo di 41 anni padre di una compagna di scuola della vittima, era già stato accusato due volte di stupro di minore. In entrambi i casi, le indagini erano state archiviate o bloccate. La notizia ha scatenato richieste di dimissioni del ministro della Giustizia Gérald Darmanin, che ha riconosciuto un “enorme fallimento”, pur rifiutando di lasciare l’incarico. A Parigi, gli organizzatori parlano di una “mobilitazione storica”: 100.000 persone hanno sfilato gridando slogan come “La verità viene dalla bocca dei bambini!” e “160.000 bambini, cosa state facendo?”.
Tra loro, Eline, una studentessa di 17 anni che ha raccontato di aver denunciato uno stupro quest’anno. “L’agente mi ha detto che non era stupro, che avrei rovinato la vita di quell’uomo. Mi ha fatto sentire in colpa”, ha detto, descrivendo un sistema che spesso scoraggia le vittime invece di sostenerle. Anne‑Cécile Mailfert, presidente della Fondazione delle Donne, ha ricordato che il 94% delle denunce per stupro viene archiviato, lasciando gli aggressori senza conseguenze.
Ha chiesto una legge globale contro la violenza sessuale, superando le “misure frammentarie” adottate finora. Le marce si sono svolte in circa 110 città, da Digione a Tolosa, sostenute da una coalizione di 180 associazioni che da settimane protesta davanti ai tribunali del Gers e al Ministero della Giustizia.
Il presidente Emmanuel Macron ha espresso preoccupazione per la fiducia nelle istituzioni, minata dalle carenze nelle indagini sul sospettato.





