0
Papa Leone XIV

Leone XIV: “Sotto il flagello della guerra Cristo è speranza”

All’Angelus il Pontefice richiama il Vangelo degli stanchi e degli oppressi: “La croce non cancella il dolore, ma lo attraversa”. Poi il ricordo del sacerdote beatificato in Vietnam, la preghiera per il Venezuela e il trasferimento a Castel Gandolfo
lunedì, 6 Luglio 2026
3 minuti di lettura

Ieri, nel cuore dell’estate romana, davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro (non tantissimi a dire il vero a causa di un caldo a dir poco opprimente), Leone XIV ha scelto le parole del Vangelo di Matteo per indicare una via da percorrere per contrastare le fratture del tempo presente. Non una fuga dal peso della storia, ma uno sguardo capace di attraversarlo. La croce, ha spiegato il Pontefice all’Angelus, non cancella la fatica dell’uomo: la assume, la porta, la apre a un riscatto. Per questo, nel passaggio più forte della riflessione, ha potuto dire: “Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono”.

Il Papa è partito dalla lode che Gesù eleva al Padre, “Signore del cielo e della terra”, per richiamare lo stile di Dio. Una logica che non coincide con il prestigio, con l’autosufficienza o con la forza di chi pretende di possedere la verità. Dio, ha ricordato il Santo Padre, ama rivelarsi “ai piccoli”, mentre resta nascosto “ai sapienti e ai dotti”. Quando la sapienza umana si chiude nelle proprie idee, non riconosce più la presenza di Cristo. Allora “l’umana sapienza diventa arroganza e la dottrina degrada in superbia”.

Da qui il richiamo a un cristianesimo che non si misura sulla sicurezza di chi insegna dall’alto, ma sulla prossimità a chi porta addosso il peso della vita: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”, dice il Vangelo. E Prevost ha collocato questa promessa nel centro dell’esperienza cristiana: andare da Gesù significa corrispondere al suo amore, condividere la sua vita fino alla croce, accettare il suo “giogo” non come oppressione, ma come dono di sé. È qui che il linguaggio della fede entra nel dramma degli uomini e delle nazioni.

Peso della croce

La domanda, posta dallo stesso Vescovo di Roma, ha riguardato il mistero più difficile: come può il peso della croce essere “leggero” e “dolce”? La risposta non nasce da un ragionamento astratto. Il Signore, ha detto, lo porta per primo e con tutti noi, senza lasciare solo nessuno in ciò che abbatte. Gesù non assiste da lontano l’umanità ferita dal male: se ne fa carico, la cura, la accompagna. Per questo la sequela di Cristo non è una pratica che mortifica l’uomo, ma “una scuola di libertà”, capace di prendere sul serio il buio della storia e di illuminarne il senso.

Nel giorno in cui la Chiesa ascolta il Vangelo degli stanchi e degli oppressi, le parole del Papa hanno assunto un accento che supera il perimetro della piazza. Guerre, violenze, persecuzioni, peccato personale e ferite collettive sono entrati nella preghiera come domande rivolte alla coscienza dei credenti. “Solo nella croce di Gesù il male viene redento”, ha sottolineato Sua Santità. Nella passione del Signore “la nostra stanchezza mortale trova conforto e riscatto”. La fede, in questa prospettiva, non rimuove il dolore: lo attraversa con la promessa di una presenza.

Alla fine della meditazione Leone ha affidato alla Vergine Maria, Regina della pace, “il bene della Chiesa e del mondo intero”. Un’invocazione che ha preparato anche i saluti successivi all’Angelus, segnati dal ricordo di chi vive prove e violenze. Leone XIV ha citato la beatificazione, avvenuta giovedì scorso nel Santuario di Tac Say, in Vietnam, del sacerdote Francesco Saverio Tru’o’ng Buu, ucciso nel 1946 in odio alla fede. In un contesto di prevaricazione, ha ricordato il Papa, il nuovo beato difese i diritti della gente e non abbandonò i suoi parrocchiani. La sua intercessione, ha auspicato, sostenga anche oggi gli “operai del Vangelo” che si trovano in situazioni di persecuzione.

A Castel Gandolfo

Poi il pensiero al Venezuela, rivolto mentre in piazza erano presenti anche il Coro dell’Università di Mérida e pellegrini di diversi Paesi. Il Papa ha assicurato le sue preghiere per le vittime del terremoto e per tutto il popolo venezuelano, perché il Signore lo sostenga “in questo momento così difficile”. Ha quindi salutato i fedeli arrivati dal Brasile, alcuni gruppi polacchi, i giovani di Bellagio e la Corale ‘Jubilaeu’” di Augusta, in Sicilia, insieme al sindaco e al parroco. Con l’Angelus di San Pietro si aperto anche il tempo del riposo estivo di Prevost. Nel pomeriggio di ieri il Santo Padre ha raggiunto il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, dove resterà fino a lunedì 27 luglio. Durante la permanenza nei Castelli Romani, come comunicato dalla Sala stampa della Santa Sede, saranno sospese le udienze generali, private e speciali. Le tradizionali udienze del mercoledì riprenderanno il 5 agosto. Le domeniche di luglio conserveranno invece l’appuntamento con la preghiera mariana, che reciterà in piazza della Libertà, davanti ai fedeli e ai pellegrini che raggiungeranno Castel Gandolfo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”.…

“Sicurezza alimentare centrale, cooperiamo con l’Africa”

Dal tema della sicurezza alimentare con il Ministro dellʼAgricoltura Francesco…