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Tregua in Iran, per l’Italia fino a 6,6 miliardi di Pil aggiuntivo e più potere d’acquisto per le famiglie

Lo studio elaborato con il modello econometrico CER confronta gli effetti di una tregua duratura con lo scenario di prosecuzione del conflitto
martedì, 30 Giugno 2026
1 minuto di lettura

Dalla pace in Iran passa anche una parte della crescita dell’economia italiana. Se l’attuale tregua e la ripresa dei colloqui diplomatici aprissero la strada a una normalizzazione dei rapporti nell’area, gli effetti per il nostro Paese potrebbero essere significativi: circa 6,6 miliardi di euro di Pil aggiuntivo e un recupero di 7,9 miliardi di euro di potere d’acquisto per le famiglie nell’arco di due anni, pari a oltre 300 euro per nucleo familiare. È quanto emerge dall’analisi elaborata con il modello econometrico CER per Confesercenti, che mette a confronto lo scenario di una tregua stabile con quello di una prosecuzione del conflitto.

La crescita stimata

Il principale effetto positivo deriverebbe dal rallentamento dell’inflazione. In presenza di una pace duratura, il Pil italiano crescerebbe di 2 miliardi di euro in più nel 2026 e di 4,6 miliardi nel 2027 rispetto allo scenario caratterizzato dal permanere delle ostilità. La differenza sarebbe determinata soprattutto da una minore pressione sui prezzi. Con una normalizzazione della situazione geopolitica, l’inflazione si attesterebbe al 2,6% nel 2026 e all’1,5% nel 2027; in caso di prosecuzione della crisi, invece, salirebbe al 2,8% nel 2026 e al 2,1% nel 2027. A incidere sarebbe soprattutto il rientro delle tensioni sui mercati energetici: l’aumento dei prezzi dell’energia si fermerebbe al 4,5% nel biennio, contro il 22,3% previsto nello scenario di conflitto prolungato. Una differenza che si rifletterebbe direttamente sui redditi reali e sulla capacità di spesa delle famiglie.

Il calo dell’inflazione

La minore inflazione consentirebbe infatti un recupero complessivo di 7,9 miliardi di euro di potere d’acquisto nel biennio: 2,6 miliardi nel 2026 e 5,3 miliardi nel 2027. Un beneficio concreto che si tradurrebbe in maggiori risorse disponibili per i consumi, destinati a crescere di 4,6 miliardi di euro rispetto allo scenario di crisi prolungata: 1,4 miliardi nel 2026 e 3,2 miliardi nel 2027.

Il recupero del potere d’acquisto

“L’eventuale e auspicabile rientro definitivo della crisi avrebbe un impatto positivo sulle dinamiche di crescita della nostra economia”, commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. “In particolare, il recupero del potere d’acquisto e dei consumi, favorito dall’alleggerimento dell’inflazione, rappresenterebbe un passaggio decisivo per l’economia di prossimità, che dipende in larga misura dalla capacità di spesa corrente delle famiglie”.

Una pace che resta fragile

“Si tratta però di un auspicio e non di un risultato già acquisito”, prosegue Gronchi. “La tregua e la ripresa dei colloqui rappresentano un segnale incoraggiante, ma il quadro resta fragile e non è scontato che il percorso avviato conduca a una stabilizzazione duratura dell’economia globale. Nel frattempo non bisogna abbassare l’attenzione nei confronti delle famiglie e delle imprese del territorio, che hanno già pagato un prezzo elevato allo shock geopolitico, tra rincari energetici, inflazione e riduzione della capacità di spesa”.

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