Alla vigilia del vertice NATO di Ankara, il ministro della Difesa turco Yasar Guler ha voluto mandare un messaggio di stabilità: gli Stati Uniti non intendono abbandonare l’Alleanza, nonostante le tensioni degli ultimi mesi e il ritiro di parte delle forze americane dall’Europa. In un’intervista scritta a Reuters, Guler ha insistito sul fatto che la NATO sta attraversando un processo di adattamento, non una crisi, e che il vertice del 7-8 luglio sarà l’occasione per mostrare unità e rafforzare la deterrenza.
La Turchia accoglierà 32 leader dell’Alleanza, insieme a delegazioni del Golfo e dell’Asia-Pacifico. Le frizioni sulla ripartizione degli oneri, le spese militari e la scarsa partecipazione alla riapertura dello Stretto di Hormuz hanno alimentato dubbi sulla volontà di Washington di restare il pilastro della sicurezza euro-atlantica. Guler ha però ribadito che gli Stati Uniti “non hanno alcuna intenzione di ritirarsi”, ma chiedono che Europa e Canada assumano maggiori responsabilità. Il ministro ha anche affrontato il tema della difesa nucleare, ricordando che gli accordi di condivisione dell’arsenale e la deterrenza estesa americana restano fondamentali.
Una posizione che riflette le preoccupazioni di molti governi europei, impegnati a colmare i vuoti lasciati dal ridimensionamento delle forze USA. La Turchia, che possiede il secondo esercito più grande della NATO, ha investito massicciamente nella propria industria della difesa, diventata una delle più avanzate al mondo. Tuttavia, Ankara è stata esclusa da diverse iniziative europee, a causa di divergenze politiche e strategiche. Sul fronte della spesa, gli alleati hanno concordato l’obiettivo del 5% del PIL entro il 2035. La Turchia, ha detto Guler, è impegnata a raggiungerlo e punta a completare i propri obiettivi di capacità entro il 2029.





