Colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran dovrebbero tenersi domani in Qatar, alla presenza dei mediatori, per discutere dello Stretto di Hormuz e della stabilità regionale. Lo riferisce Al Arabiya, secondo cui le delegazioni americana e iraniana incontreranno già oggi a Doha il primo ministro qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e mediatori pakistani.
La conferma di un negoziato diretto, però, non è arrivata. Il Qatar ha precisato che l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, consigliere e genero di Donald Trump, sono a Doha, ma “non sono qui per i negoziati con gli iraniani”. Il portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed Al Ansari, ha spiegato che i due vedranno mediatori e funzionari del Qatar e che i colloqui riguarderanno “tutte le questioni regionali”, compresi Iran e Libano.
Teheran mantiene la stessa linea. Il ministero degli Esteri ha confermato l’invio in Qatar, entro la settimana, di una delegazione tecnica per verificare l’attuazione del memorandum d’intesa, ma ha escluso incontri con la squadra statunitense “nei prossimi giorni”. Trump aveva invece sostenuto che l’incontro fosse stato chiesto dagli iraniani.
Pezeshkian: “Rispetteremo l’intesa se lo faranno gli Usa”
Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran si atterrà agli impegni solo su base reciproca. “Rispetteremo i nostri obblighi se gli americani faranno lo stesso”, ha scritto su X, aggiungendo che la risposta dell’Iran alle “minacce ingiustificate” sarà razionale, ma ferma nella difesa del Paese.
Resta centrale il nodo economico. Pezeshkian ha annunciato lo sblocco di almeno 6 miliardi di dollari di beni iraniani congelati. Secondo Al Arabiya, entro la fine della settimana Teheran dovrebbe riceverne circa 3 nell’ambito del memorandum. Lo sblocco dei fondi ha acceso il confronto a Washington: l’ala democratica del Congresso accusa l’amministrazione Trump di concedere all’Iran nuove entrate petrolifere senza eliminarne la leva strategica su Hormuz.
Hormuz, Teheran rivendica il controllo
Lo Stretto resta il dossier principale. Secondo dati Kpler citati dalla Cnn, ieri 40 navi hanno attraversato Hormuz, contro una media superiore a 100 transiti quotidiani prima della guerra. Sedici imbarcazioni hanno seguito la rotta iraniana, altre 12 hanno spento i sistemi di tracciamento o usato rotte non identificate.
L’Iran insiste sul controllo dello Stretto, comprese le attività di sminamento. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha respinto ogni intervento esterno dopo le parole del Presidente francese Emmanuel Macron su un possibile coordinamento con l’Oman. “Nello Stretto di Hormuz non c’è bisogno di alcun intervento da parte di altri Paesi”, ha detto, accusando Parigi di “complicare” la situazione.
Teheran ha intanto avviato i primi colloqui con l’Oman sulla gestione dello Stretto nel dopo conflitto. L’incertezza pesa anche sui mercati: il greggio è tornato a salire nelle Borse asiatiche e a New York.
Gaza e Libano, tensione ancora alta
Il confronto diplomatico si intreccia con le altre crisi regionali. A Doha, il rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio, ha incontrato il premier qatariota Al Thani per sostenere la mediazione tra Washington e Teheran. In Turchia, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas vede Recep Tayyip Erdogan e il ministro degli Esteri Hakan Fidan: sul tavolo Iran, Siria, Gaza e Ucraina.
A Gaza, il Board of Peace voluto da Trump avvia oggi a Cipro una riunione di due o tre giorni per rivedere la strategia sull’enclave palestinese. Secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, nelle ultime 24 ore otto persone sono state uccise e 26 ferite dagli attacchi israeliani. L’Idf e lo Shin Bet hanno comunicato l’uccisione nel sud della Striscia di Talal Jaber Mohammad Abd al-Aal, indicato come capo di una cellula della Jihad islamica infiltratasi in Israele il 7 ottobre. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, dopo la visita della scorsa settimana nella Striscia, ha descritto Gaza come “un disastro”: “Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più”.
In Libano, dopo il rifiuto di Hezbollah dell’accordo tra Beirut e Israele, l’Idf non lascia la linea gialla. Secondo i media israeliani, nella notte sono stati effettuati nuovi raid nel sud: un attacco aereo ha colpito Deir Siryan, nel distretto di Nabatieh, mentre ad Hadatha sarebbe stata sganciata una bomba sonora contro un’abitazione.





